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Piemonte: il ritorno dei “piatti poveri”

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Piemonte: il ritorno dei “piatti poveri”
Piemonte: il ritorno dei “piatti poveri”

Mentre si moltiplicano a vista d’occhio programmi culinari, ricette e chef, in terra sabauda si fa un passo indietro andando a rispolverare i “cibi poveri” della nostra regione.

Tra i più in voga vi sono piatti come: la panada, pane indurito lasciato in ammollo nel brodo di bollito ed in seguito rinfrescato con parmigiano e pepe; la Bagna Caoda, bagnetto caldo di acciughe, aglio e olio che viene gustato attraverso prodotti tipici piemontesi come il tapinambour, i cardi gobbi e i peperoni di stagione; la polenta, piatto a base di acqua e granoturco che varia da regione a regione; il bollito misto, che prende nome di urbelecche e può vantare diverse quantità di ortaggi e carni.

Quest’ultimo nelle settimane scorse è stato inoltre al centro di alcune iniziative.

Il primo evento, nella sede milanese di Porta Venezia, è stato “Il Bollito alle Porte, l’arte in macelleria” dove si sono apprezzate diverse tipologie di lavorazioni e ricette della carne; il piatto che unisce la nostra regione a quella lombarda in quanto a tradizione, è stato riproposto con carni irlandesi, cui oramai l’Italia si rifornisce in media per 26mila tonnellate l’anno.

La seconda manifestazione, svoltasi invece a Villarmiroglio (AL), ha preso il nome di “Sagra dal boij” e, dedicata sempre al bollito piemontese, ha deliziato i partecipanti con tutte le componenti del classico piatto: coda, testina, lingua, gallina; accompagnandolo successivamente da tortellini in brodo e crostata.

Bollito, Panada, Polenta e Bagna Caoda sono la dimostrazione di come l’idea di evitare lo spreco e di ritornare alle origini vadano di pari passo in quella che oggigiorno è chiamata filosofia dello slow food.

La quale con piatti semplici crea una cucina nuova e diversa dal solito ma al contempo antica e collaudata.

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Damiano Grilli

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