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E’ tornato l’ItalToro (purtroppo)

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Gli ultimi sprazzi di EuroToro sono arrivati a ora di pranzo: attimi di emozione durante il sorteggio per i sedicesimi di Europa League, coi granata, a differenza dei gironi, non fortunatissimi nel sorteggio (Athletic Club) e un popolo alla ricerca delle migliori combinazioni per la non comodissima trasferta a Bilbao.

Poi, verso l’ora di cena, l’orizzonte San Mames si è dissolto, lasciando il posto al “Castellani” e alla delicata sfida salvezza contro l’Empoli che, come da tradizione su quel campo, si è risolta in uno 0-0 discretamente orrendo.

L’ItalToro continua a essere una creatura bruttina e con le idee confuse che questa volta, a differenza del derby e del match col Palermo, non può nemmeno appellarsi alla scarsa fortuna, in quanto non ha fatto nulla per vincere. D’altronde, leggendo la formazione iniziale e trovando sei difensori più Gazzi, le intenzioni erano più che chiare.

La gestione dell’incontro di Ventura ha lasciato nuovamente perplessi. Parla di venticinquesima partita giocata (possibile alibi: stanchezza) e poi lascia in panchina chi a Copenaghen non c’era come Bruno Peres (e quanto sarebbe servito far riposare Darmian) o Farnerud (costringendo Bovo nuovamente a centrocampo e stavolta i suoi limiti nel ruolo, piedi buoni a parte, sono emersi), per tacere dei desaparecidos Ruben Perez e Nocerino. Coraggiose le dichiarazioni a fine partita, quasi l’ennesima sfida all’ambiente, in cui si parla di Toro più pericoloso dell’Empoli, dimentichi di particolari come tre interventi determinanti di Gillet, il fallo da cartellino arancione di Moretti a fermare l’uomo lanciato a rete, quello di Jansson che è costato l’espulsione dello svedese nel finale in situazione analoga (con conseguente e triste manfrina per perdere tempo), per tacere dell’assenza totale di conclusioni nei secondi 45’.

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A due punti dalla zona retrocessione, la tifoseria granata, dopo l’ennesima prestazione senza nerbo, deve fare un grosso sforzo di fantasia per convincersi che l’eccezione sia una stagione come questa e non come la scorsa, che contro il Genoa ci saranno le risorse caratteriali per mostrare una gara gagliarda in grado di confortare, che a gennaio la maggior parte delle falle, di cui si era consci dal principio, saranno tappate.

Lo stesso sforzo di fantasia che ha fatto Comi, dopo il sorteggio, affermando che l’attacco è fondamentalmente a posto, facendo trasalire chiunque abbia realmente il granata a cuore e nel cuore.

Non si provi ad aggirare in questa maniera il mercato di riparazione: i numeri sono impietosi e la maggior parte delle prestazioni entro i confini patri anche. Gran parte della tifoseria ha finto di credere che in estate non si potesse fare altrimenti, al profilo Twitter di Cerci hackerato, alla cessione di Alessio all’ultimo secondo con tutti impreparati, perché, come nella vita, quando ami perdoni e ti fai star bene anche situazioni paradossali.

Adesso la stessa tifoseria vorrebbe (e dovrebbe) credere solo a ciò che vede: acquisti giusti per completare la stagione in maniera dignitosa e, al tempo stesso, provare a procedere il più possibile nelle coppe. La palla è alla società, sta a lei essere più prolifica di chi ha schierato davanti quest’anno.

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