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Capodanno 2014: meno spumante, ma più esportato

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Capodanno 2014: meno spumante, ma più esportato
Capodanno 2014: meno spumante, ma più esportato

È piemontese il prodotto a cui gli italiani non rinunceranno durante le feste. Si tratta dello spumante, che però quest’anno sarà meno del solito.

Secondo le ultime stime, i consumi natalizi degli italiani sono calati del 45,5% negli ultimi sette anni, ovvero da prima che iniziasse la crisi economica. Se però dovessero scegliere un solo prodotto a cui non rinunciare, si tratta dello spumante italiano. L’Asti è al secondo posto tra le bollicine preferite per i cenoni, ma segue a ruota il Prosecco, vincitore di questa classifica. Ma c’è un però: lo spumante, quest’anno sarà poco. Le condizioni metereologiche dell’anno appena trascorso hanno inflitto gravissimi danni alle vigne, per un calo nel raccolto pari al 15% rispetto al 2013. Un dato pesante, se si pensa che l’ultima vendemmia è stata quella più scarsa dal 1950.

Capodanno 2014: meno spumante, ma più esportato
Capodanno 2014: meno spumante, ma più esportato

A patire di più di questa vendemmia povera saranno i consumatori stranieri, che per lo spumante italiano crescono di anno in anno. Secondo Coldiretti, quest’anno le esportazioni di Asti e degli altri frizzanti italiani sono state le più alte di sempre, con 300 milioni di bottiglie che, superato il confine, finiranno sulle tavole di tutta Europa e non solo. Un dato non indifferente, soprattutto se paragonato all’esiguo aumento di esportazione per lo champagne, solo 6% in questo ultimo anno.

Capodanno 2014: meno spumante, ma più esportato

Tra i paesi che più amano le bollicine italiane, riveste un ruolo sempre più importante la Cina, che nell’ultimo anno ha addirittura triplicato il suo consumo di spumante made in Italy. Seguono a ruota il Regno Unito e gli Stati Uniti, mentre in Germania i consumi restano stabili a valori molto alti. Proprio dalla Germania, però, arrivano i maggiori rischi per le nostre produzioni, visto che sono “Made in Germany” la gran parte dei vini che imitano il Prosecco, venduti con nomi improbabili come Kressecco e Meersecco. Nomi che fanno tanto ridere quanto spaventare: il mercato dei falsi prodotti DOP, infatti, danneggia tutte quelle zone, con il Piemonte, ricche di eccellenze agricole e gastronomiche.

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Giulia Ongaro

 

 

 

 

 

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