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Lancia: il vecchio grattacielo di Torino

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Lancia: il primo grattacielo di Torino
Lancia: il primo grattacielo di Torino

Borgo San Paolo, come tutta la città, ha vissuto il suo momenti d’ oro durante il boom economico, erano degli anni della crescita, delle fabbriche, della migrazione dal sud verso il nord con le valigie cariche di speranza.

E così che i suoi 33000 abitanti ricordano questo quartiere, ricco di vita, sacrificio e lavoro.

Oggi non è più così , fabbriche e industrie hanno lasciato spazio a palazzoni e centri commerciali, ed è proprio l’ edificio più imponente della zona che ci può dare un’ istantanea di questa nuova realtà: il grattacielo Lancia.

Sorto sull’ attuale via Vincenzo Lancia, fu sede dell’ omonima azienda fino al 1969, che attorno ad esso sviluppò un nuovo stabilimento, creato per le nuove esigenze dell’ azienda.

Poi l’ acquisizione di Lancia da parte di Fiat, che si ritrovò tra le mani il primo grattacielo cittadino ( 70 m per 17 piani su cui spiccava la scritta “Lancia” in blu ), e che tenne tra le stesse fino al 2005 ( vuoto ).

Lancia: il primo grattacielo di Torino

Da qui un grande progetto: nel 2008 si mise in piedi una riqualificazione del palazzo ( nato dalla penna dell’ architetto Nino Rosani, il quale prese spunto dal “Pirellone” di Milano, e creò il palazzo stesso con una struttura a travi reticolari, che permette al grattacielo di poggiare sui lati estremi della via, facendo si che al di sotto possa scorrere il traffico ), che doveva essere un’ attrattiva per i facoltosi torinesi (e non ), dando una vista spettacolare della città dall’alto di sontuosi appartamenti di lusso.

Niente da fare, la società è fallita, e il grattacielo posto sotto sequestro, avviato ad un triste destino: l’ asta giudiziaria per poter pianificare una parte dei debiti accumulati dalla società proprietaria.

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Il degrado, che regnava sovrano dall’ abbandono della produzione da parte di Fiat, presente nelle vie circostanti è stato appianato costruendo condomini e supermercati, ma per il grattacielo il destino è stato diverso.

Attualmente è sede di una manciata di piccole società, ma il futuro è tutt’ altro che roseo, o per lo meno vede addensarsi nubi grigie all’ orizzonte.

Una triste fine per quello che fu il centro vitale di un borgo popolare, denso di attività e storia, anch’ esso spazzato via da una crisi che sembra senza fine che erode ogni giorno un pezzo di storia, un pezzo di città.

 

Alessandro Rigitano

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