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Cattelan riscopre Torino: Shit and Die

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Cattelan riscopre Torino: Shit and Die
Cattelan riscopre Torino: Shit and Die

Francesco Bonami, eccezionalmente nelle vesti di cicerone per la visita guidata alla mostra Shit and Die dedicata alla stampa, attacca con un glaciale ed emblematico “Questa mostra purtroppo è molto bella”.

Purtroppo è vero…

Purtroppo questa mostra è molto bella, seriamente.

Purtroppo perché, lo ammetto, ho per tanto tempo considerato il curatore della mostra in questione, l’artista ‘in pensione’ Maurizio Cattelan, uno dei più grandi bluff dell’arte recente.

O meglio, la costante aura di mondanità e di pettegolezzo che si era (e lo è tuttora, forse in misura ancora maggiore) creata attorno a lui, alla sua personalità, alla sua furbizia ed a questa sua costante tendenza alla presa in giro, allo sberleffo di un sistema culturale festaiolo e superficiale probabilmente aveva messo in ombra la profondità e la complessità di alcune sue trovate goliardiche.

Forse allora non c’è solamente il voler far parlare di sé a tutti i costi, forse questa smisurata ed arrogante spettacolarizzazione, questo orientamento alla volgarità, all’eccesso, al disgusto non è fine a se stessa (come accade per molti artisti, anche famosi, dell’età contemporanea), ma racchiude in sé un elemento prezioso: la riflessione.

Cattelan riscopre Torino: Shit and Die

Il Cattelan curatore non ha perso le caratteristiche che lo contraddistinguono e lo hanno reso famoso, ma le ha, in un certo senso, digerite, metabolizzate, offrendo così a queste ultime la possibilità di proseguire nel loro ciclo vitale trasformandosi ed assumendo nuove forme, più studiate, più ragionate, più profonde, evitando così ad esse di ritrovarsi su un binario morto.

Cominciamo col dire che questa mostra è un’ode a Torino: è nata, per volontà della direttrice di Artissima Sarah Consulich Canarutto, come omaggio ad una città ancora per molti versi da scoprire, misteriosa, originale, ricca di complessità e di stratificazioni sociali e culturali.

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Si può dire che Cattelan, alla sua maniera e grazie alla collaborazione delle altre due curatrici della mostra, Myriam Ben Salah e Marta Papini, abbia raggiunto e superato l’obiettivo.

Cattelan riscopre Torino: Shit and Die

Quello che colpisce, vagando in ordine più o meno sensato tra le magnifiche sale di Palazzo Cavour che ospitano l’esposizione, è l’incredibile organicità, pur nel totale paradosso, della stessa. Colpiscono gli accostamenti estremamente azzardati ma corretti ed il numero di relazioni intrinseche tra le opere esposte, oltre alla qualità delle stesse.

Quello che colpisce maggiormente è però l’originalità delle tematiche trattate nelle sette sezioni che compongono la mostra: argomenti poco conosciuti e ancor meno dibattuti, che svelano agli spettatori (ed in particolar modo a noi torinesi) l’altro lato della medaglia di questa stupenda città, quello nascosto, misterioso, erotico e macabro, ma estremamente affascinante.

Al punto tale che provare a descrivere a parole la fascinazione di immagini e suoni che questa esposizione regala risulta alquanto difficile e riduttivo.

Cattelan riscopre Torino: Shit and Die

Non mi resta quindi che proporre qualche flash della mostra che vive di moltissimi alti e, pur vero, anche di qualche basso.

Tra gli artisti presenti ammiriamo un Carlo Mollino assolutamente intimo, che scopriamo attraverso una selezione di Polaroid da lui scattate ed intese solo ad uso privato, che a loro volta dialogano con un’opera dell’amica Carol Rama e con i lavori di grandi nomi femminili dell’arte contemporanea sulla tematica dello sguardo delle donne su sesso, piacere e potere.

Quest’ultimo è presentato, in tutta la sua vena aristocratica tipica della storia e della cultura torinese, in un’altra sezione che comprende, tutti affiancati in un unico spazio, 32 ritratti di grandi personaggi contemporanei provenienti da Torino commissionati ad artisti internazionali. Nella stessa sala spicca la teca che ospita lo scheletro di Carlo Giacomini, direttore nella seconda metà dell’Ottocento del Museo di Anatomia Umana di Torino.

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Cattelan riscopre Torino: Shit and Die
 

Questo memento mori ci conduce attraverso un filo logico che passa anche, ovviamente, attraverso la tematica erotica e sessuale, alla sezione dedicata al die del titolo.

Nell’occasione di questa mostra il tema della morte è indissolubilmente legato alla volontà di inciampare nel subconscio nascosto della nostra città, di voler scavare nelle zone oscure della sua storia per riportarne alla luce le pulsioni respinte, le debolezze: è così che Cattelan si affida ad una selezione di oggetti del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” ed alla vicenda di un famoso serial killer cittadino condannato alla forca (esposta anch’essa).

Ma questo è solo un assaggio, il resto è da scoprire.

Torino, proprio come Cattelan, non smette mai di stupirci.

Shit and Die. D’altronde, dal letame nascono i fiori.

Cattelan riscopre Torino: Shit and Die

Shit and Die

A cura di Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah e Marta Papini

5 novembre 2014 – 11 gennaio 2015

Palazzo Cavour

Via Cavour 8, Torino

 

 

a cura di Emanuele Bussolino

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