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Aggiungi un posto a tavola… 40 anni e non li dimostra

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Era l’8 dicembre 1974 quando Aggiungi un posto a tavola, la più celebre tra le commedie musicali firmate da Garinei & Giovannini debuttava al Sistina di Roma.

Oggi, quella che viene considerata “quasi un monumento nazionale” si prepara a celebrare questo 40° anniversario a Roma in una edizione tutta nuova – la prima non prodotta dal Sistina e l’unica autorizzata da tutti gli eredi degli autori originali – con repliche presso l’Auditorium della Conciliazione, dal 2 all’8 dicembre, con il valore aggiunto di una mostra – curata da Alessandro Caria – che ripercorre una storia lunga 40 anni.

Merito dell’operazione va al regista Fabrizio Angelini, il quale insieme a Gabriele De Guglielmo, anima della Compagnia dell’Alba è riuscito a realizzare questo progetto – una messa in scena in tutto e per tutto fedele all’originale del 1974 – che è riuscita ad avere il placet del M° Armando Trovajoli prima che ci lasciasse.

Aggiungi un posto a tavola rimane un classico senza tempo; sarà per il testo di Jaja Fiastri o per le conosciutissime musiche di Trovajoli, questa favola musicale resta più che mai attuale e riesce sempre a tirar fuori il lato spensierato di chi la interpreta, ma anche di chi assiste allo spettacolo.

A Torino lo spettacolo rimane in scena fino al 30 novembre; non perde smalto anche se c’è da riconoscere che i tempi non sono più quelli degli anni Settanta, quando il pubblico faceva la fine dalla mattina presto in piazza Solferino per acquistare i biglietti, che, evidentemente andavano a ruba.

Questa edizione perde un po’ di mordente, nonostante una compagnia di giovani professionisti abruzzesi con evidente voglia di fare.

Sul palco, anche due interpreti d’eccezione: lo stesso regista, Fabrizio Angelini, nel ruolo del sindaco Crispino, e Simona Patitucci, dirompente ed efficace nei panni di Consolazione.

Gabriele De Guglielmo, nel ruolo di Don Silvestro, raccoglie la pesantissima eredità della famiglia Guidi (padre e figlio, rispettivamente negli anni Settanta e Novanta, il primo, nella stagione 2009/2010 il secondo), ma può considerarsi raggiunto l’obiettivo di essere riuscito a costruirsi il suo personaggio.

La chiusura del primo atto (costruzione a vista dell’arca) e il finale, con la colomba che occupa il celebre “posto a tavola” restano gli indiscussi cardini emozionali di uno spettacolo lungo, ma sempre scorrevole, tanto che ogni volta viene voglia di rivederlo dal principio.

Roberto Mazzone

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