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Michele Placido è un ‘Re Lear’ a scena aperta al Teatro Carignano

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Michele Placido è un ‘Re Lear’ a scena aperta al Teatro Carignano Torino
Michele Placido è un ‘Re Lear’ a scena aperta al Teatro Carignano Torino
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Tragedia del potere, dramma del tradimento, affresco di un mondo piombato nel caos; tutto questo è il Re Lear shakespeariano che, fino al 30 novembre, si presenta al pubblico torinese nell’allestimento firmato da Michele Placido (che ne è anche interprete) con la collaborazione di Francesco Manetti.

Il Teatro Carignano è, per questa occasione, privo di quinte, per contenere la scenografia di Carmelo Giammello, che raccoglie insieme una serie di simboli che testimoniano l’irrompere del potere nella storia: su tutto e tutti svetta un’enorme corona (quasi) rovesciata.

L’ingresso degli attori e i cambi scena a vista sorprendono lo spettatore entro i primi minuti, ma poi la regia scorre dinamica per l’intera durata dello spettacolo (2h 45’); qualche attimo di cedimento nel ritmo solo all’avvio della conclusione del primo atto.

Tra gli interpreti, molto apprezzati dal pubblico Francesco Bonomo come Edgar e Giulio Forges Davanzati, il tenebroso e subdolo cospiratore Edmund.

Merita di essere citato a parte Gigi Angelillo, Gloucester, che ha saputo mantenere un ruolo emotivamente complicato, nonostante qualche piccolo fastidio nella voce… e giova ricordare che stiamo parlando della storica voce di Zio Paperone!

La vecchiaia del Lear di Michele Placido è vissuta molto come pazzia, non tanto come un “gattonare verso la morte”, al punto che i personaggi del dramma la prendono come tale, senza dare ulteriore risalto (più di quanto previsto dal testo originale) al tema dell’ultima età della vita.

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L’unica perplessità di questo nutrito cast di interpreti è generata da Gerardo D’Angelo nel ruolo di Oswald, il servitore di Gonerill.

Un omone corpulento che, da copione, deve essere prima, “atterrato” da Kent e, in seguito, ucciso da Edgar…e soprattutto in quest’ultima circostanza, la scena non risulta credibile solo se si rimane sul livello di uno scontro alla avide contro Golia!

 

Roberto Mazzone



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