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Torino e la musica digitale: da Vitaminic a Sounday

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In principio fu Vitaminic.

Da un‘idea del torinese Gianluca Dettori nacque la prima piattaforma virtuale per la vendita di musica online che forniva ai musicisti emergenti uno spazio ed una visibilità che i circuiti tradizionali garantivano soltanto ad artisti già affermati.

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Era il 1999 e non esistevano ancora le connessioni ad alta velocità, nè i social network né tanto meno i lettori mp3 e gli smartphone.

Si pensi che la prima release di iTunes è del gennaio del 2001.

Tuttavia il boom degli mp3 era alle porte, Napster il principe dei peer to peer per la diffusione e lo scambio illegale di file e le case discografiche già sul piede di guerra per gli scenari apocalittici che si intravedevano in termini di violazione dei diritti d’autore.

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Oggi lo scenario è completamente cambiato. Vitaminic ha chiuso definitivamente i battenti nel 2012, dopo varie trasformazioni che ne avevano già ampiamente snaturato le caratteristiche originali. Facebook, Twitter, iTunes, Spotify sono in questo momento i più importanti punti di riferimento per il mercato della musica e non solo; colossi difficilmente avvicinabili da artisti emergenti che desiderano affacciarsi sul mercato discografico in modo proficuo.

Il mondo della musica e della sua fruizione nel 2014 sono dunque assai diversi, ma i problemi di chi non appartiene all’universo mainstream in fondo sono gli stessi di 15 anni fa.


Sounday (www.soundaymusic.com) è la attuale risposta a queste esigenze così come lo fu Vitaminic nel millennio scorso, ma con un’offerta molto più ampia ed articolata, oltre che al passo coi tempi.

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La creatura di Giuseppe Ravello, di cui è fondatore e CEO, ha il fascino dell’innovazione e la freschezza di ciò che è in continua evoluzione. Lo incontriamo in una sera di inizio autunno in Vanchiglia, per fare due chiacchiere e capire qualcosa in più.

Lui arriva all’appuntamento con il suo zainetto sulle spalle che contiene il suo portatile e quell’agenda in carta digitale di cui parla subito con un entusiasmo contagioso.

Perché Giuseppe è uno che scrive molto e dappertutto, per fissare le proprie idee ed ha bisogno che tutto questo venga digitalizzato in fretta. In pochi minuti ci racconta della nascita di Sounday, nel 2009, come punto di arrivo di una scelta di vita ben precisa: lasciare il lavoro sicuro in un istituto di credito, viaggiare negli States alla ricerca di ispirazione e nuovi stimoli, iniziare lo sviluppo di un’idea appena abbozzata, ricercare soci e fondi ed avviare infine una startup, con il sostegno finanziario, almeno inizialmente, proprio di quel pioniere di Dettori di cui abbiamo raccontato sopra.

“Sounday è oggi una piattaforma di servizi integrati per chi fa musica” – spiega Giuseppe – “Produzione, Distribuzione e Promozione sono i 3 cardini su cui si articola la nostra offerta: dalla sezione fai da te con cui è possibile caricare i propri brani sui principali siti per la vendita e l’ascolto della musica in digitale sino ad arrivare ad un vero e proprio team di professionisti per il montaggio dei brani musicali o la promozione della propria immagine attraverso lo sviluppo di app personalizzate”.

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Sounday ha un’anima profondamente italiana: tutti gli oltre 20 dipendenti sono nativi del nostro paese e lavorano tra le sedi di Cagliari, Torino e Milano. “Qualcuno collabora per noi anche in remoto: c’è ad esempio una ragazza incaricata della gestione delle pagine di Youtube che ha deciso di rimanere a casa propria a lavorare, in Sicilia. E’ una delle più attive e intraprendenti di tutto il gruppo”.

Giuseppe alla fine della serata non nasconde la possibilità che un giorno la sua creatura possa o sia costretta ad emigrare all’estero: “Londra, o magari negli States o -perché no?- in Giappone, dove già esiste una sorta di filiale di Sounday” dice con un sorriso velato.

“Dispiace, ma essere imprenditori in Italia oggi è davvero molto difficile”. Ci salutiamo su questo ulteriore sguardo sul futuro, perché è proprio sapendo leggere il futuro che Giuseppe ha saputo dare forma e concretezza alla propria idea. Difficile non rimanere affascinati.

 

Edoardo Ghiglieno

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