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Quante evasioni nella Torino degli anni Cinquanta!

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Quante evasioni nella Torino degli anni Cinquanta
Quante evasioni nella Torino degli anni Cinquanta

Risale a dieci giorni fa la notizia di un tentativo di evasione dal carcere delle Vallette.

Un detenuto ha tentato di eliminare le sbarre della sua cella con un seghetto, nella migliore tradizione dei romanzi d’appendice, ma è stato sorpreso prima che potesse oltrepassare i confini dell’istituto penitenziario.

Quante evasioni nella Torino degli anni Cinquanta
Quante evasioni nella Torino degli anni Cinquanta

A Torino da alcuni anni non si registrano detenuti evasi: soprattutto dalla metà degli anni Ottanta, quando fu inaugurato il carcere delle Vallette, poi dedicato a Lorusso e Cotugno, sono stati sempre meno i carcerati che sono riusciti a prendere la via della clandestinità.

Uno dei casi più eclatanti degli ultimi vent’anni fu certamente la fuga di Mario Guarneri, che nel 1998 riuscì ad uscire dall’ingresso principale del carcere mischiandosi tra i parenti in visita.

Il detenuto tornò spontaneamente in carcere dopo due giorni, ma la sua “gita fuori porta” costò ai tempi il trasferimento del comandante del carcere, Roberto Guadagni, indagato con altri sei agenti della polizia penitenziaria.

Quante evasioni nella Torino degli anni Cinquanta

I casi di evasione più avventurosi sono certamente quelli risalenti agli anni Cinquanta.

Nell’ottobre del 1951 un giovane assassino, Livio Giordano, fuggì dalle Carceri Nuove e tornò dai genitori, a Vinadio, dove fu avvistato a bordo di una macchina. Era probabilmente armato e fece perdere le sue tracce.

Due anni dopo, due detenuti fuggirono dal carcere di Chivasso, forse con la complicità del custode della casa penitenziaria. I due, Antonio Flaviano e Sergio Caccioli, furono poi riacciuffati e ricevettero anche un aumento della pena, nonché una condanna per lesioni perché, per facilitare la fuga, avevano picchiato e immobilizzato una guardia carceraria.

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Più romantico il caso sfortunato di Arturo Nani, arrestato nel luglio 1952 per aver rubato un plico di cartoline: appena arrivato nel cortile delle Nuove cercò di correre fuori, e fu ritrovato solo dopo trentasei ore, nascosto dalla sorella ad Alessandria.

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Tante anche le storie di detenuti “pentiti”; per esempio Franco Conti, che sempre negli anni Cinquanta fuggì dal carcere di Racconigi per poi tornarvi spontaneamente due giorni dopo.

Nei decenni successivi le evasioni nel torinese diminuirono drasticamente: vi fu un aumento dei tentativi nel periodo del terrorismo, negli anni Settanta, ma anche questi casi non riguardavano le Nuove.

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Molti anche i tentativi di evasione dal carcere minorile Ferrante Aporti, dove le misure di sicurezza erano anche minori.

Con le nuove tecnologie, superare le mura del carcere sembra non essere diventato così semplice, ma a quanto pare chi non si rassegna usa sempre le vecchie tecniche: lima, olio di gomito e qualche lenzuolo per provare, almeno, a riacquistare la libertà.

 

Giulia Ongaro

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