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The Others 2014. Il lato selvaggio (e cupo) che c’è in ognuno di noi.

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Torino The Others 2014. Il lato selvaggio (e cupo) che c’è in ognuno di noi.
Torino The Others 2014. Il lato selvaggio (e cupo) che c’è in ognuno di noi.

Anche quest’anno è passato il week end dell’arte contemporanea. E se da una parte si fanno i conti – sempre in crescita, di visitatori, vendite e guadagni della città – dall’altra parte si gongola per la riuscita degli eventi, per la grande pubblicità alla città e all’immagine che Torino espone di sè all’estero. Soprattutto per la sua sempre più vicina e meritata nomina a capitale dell’arte contemporanea.

Ormai, Torino e i torinesi, sono abituati ai turisti che da ogni parte d’Italia e d’Europa – e senza vanti eccessivi possiamo dire da ogni parte del mondo – arrivano sotto i portici e si meravigliano della bellezza di piazze, monumenti e offerta culturale. Insomma un successo.

Torino The Others 2014. Il lato selvaggio (e cupo) che c’è in ognuno di noi.

Da Artissima a Paratissima, da The Others alla notte bianca che ha coinvolto tutti i musei cittadini – e non solo di arte contemporanea – la città si è trovata sotto la pioggia – vera – alla ricerca di un po’ di cultura.

In particolare presa d’assalto, come quattro anni a questa parte, la fiera The Others (Gli altri) in riferimento al mondo dell’arte contemporanea emergente.

Com’è noto ormai, si tratta di un progetto espositivo che punta a essere un focus sul mondo delle gallerie di recente apertura – requisito fondamentale è l’apertura post 2009 – e sulle realtà no-profit e di associazionismo culturale per realizzare un focus sull’arte contemporanea giovane.

Fin qui tutto bene. In quattro anni, il progetto si è amplificato, la location – le ex Carceri – è sicuramente una delle più idonee e azzeccate per il misto di mistero, atmosfera noir e quell’aurea di fashion che piace molto agli art trender contemporanei.

Il tema di quest’anno era The wild side: il lato selvaggio, quello libero, quello difficile da definire, da categorizzare; il lato dell’arte e della sperimentazione imprevedibile e in metamorfosi. Una continua ricerca aperta, per scoprire che l’immagine riflessa e l’ombra mostrano molto più di quello che ti aspettavi. Aspettative, in parte, soddisfatte. Effettivamente di artisti e opere interessanti se ne sono viste. Ma quello che maggiormente risaltava girando per i corridoi ed entrando nelle celle era una sensazione di ansia misto a curiosità.

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Sicuramente il tema li ha resi liberi – ancor di più del solito – di poter esprimere le loro ansia, le loro frustrazioni con particolare riferimento al rapporto con la natura, la società, la politica e il mondo intorno.

Vero che l’arte ha sempre ragionato in modo libero e autonomo sulla realtà circostante. Ciò che però risaltava passeggiando e spintonando tra la folla che si accalcava nelle piccole celle trasformate in nuove location per contrattazioni e acquisto di opere non era certamente la serenità.

Torino The Others 2014. Il lato selvaggio (e cupo) che c’è in ognuno di noi.

Il sentimento costante era una certa oppressione, un po’ di ansia e sicuramente poca serenità. Una vera e propria denuncia di un mondo sempre meno sereno e sempre più frustrato.

Tranne rare occasioni, ci si trovava di fronte a opere, installazioni, foto o sculture che testimoniavano il lato oscuro della società.

Alcuni artisti hanno affrontato questa situazione in maniera ironica. Uno su tutti: Francesco Pergolesi che nelle sue opere Heroes ha rappresentato gli eroi della società contemporanea, eroi post- romantici come i proprietari di piccoli negozi (ad esempio un verduriere e barbiere) che resistono nonostante la globalizzazione dovesse farli sparire.

La volontà di recuperare il passato, la necessità di un ritorno alla natura, uno sguardo ironico alla società politica hanno fatto da filo conduttore al successo di pubblico, di critica e di acquirenti per questa manifestazione che sta crescendo in numeri ma anche in qualità.

Con buona pace di chi crede che l’arte contemporanea sia qualcosa di assolutamente privo di messaggi facilmente decifrabili e assolutamente nuovi. I temi sono gli stessi di decenni fa, cambiano le ricerche tecniche e i nomi.

Ma, purtroppo per noi, ciò che colpisce la sensibilità artistica e ciò che emoziona ancora le corde di pittori, scultori e fotografi è solo un aspetto: l’uomo e il mondo intorno a sé.

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Giulia Copersito

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