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Paratissima: nuova sede, stesso successo

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Si è conclusa domenica 9 novembre la decima edizione di “Paratissima”, nata come manifestazione off di Artissima e ormai diventata uno degli eventi artistici di spicco, e non solo a livello torinese.

Dal quartiere San Salvario, che le ha offerto a gallerie negozi e locali, ha poi traslocato all’ex MOI, e da quest’anno a Torino Esposizioni.

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La nuova cornice non sembra aver scoraggiato i visitatori, anzi.

Per molti Paratissima è diventato un evento irrinunciabile, qualunque sia la location: secondo i fans, l’evento è più divertente e meno artificioso di Artissima, alla portata anche di quanti di arte ne masticano ben poca.

600 gli artisti e i creativi emergenti, quattro le sezioni (foto, design, video, fashion), e poi gallerie d’arte contemporanea e di street art e la mostra tematica,“The Dark Side of Beauty” hanno attratto i torinesi, in barba a qualche minuto di coda in più del previsto (entrata libera ma contributo gradito sotto forma di Lotteria).

Un successo consolidato, di cui chiacchieriamo con chi lavora alla complicata macchina organizzatrice: Lorenzo Germak, fondatore e coordinatore di Paratissima.

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Innanzitutto un bilancio di questa decima edizione: l’affluenza è in linea con la precedente edizione?
“Siamo molto contenti del numero di visitatori, circa 83.000, un numero leggermente più basso rispetto alle precedenti edizioni al Moi ma sicuramente molto vicino al limite della capienza massima oraria di Torino Esposizioni. Insomma meglio era praticamente impossibile!”

Ti ritieni soddisfatto, anche in virtù del cambio di sede ad un mese prima dell’inaugurazione?
“Se penso a tutto quello che abbiamo passato nelle ultime settimane, dopo la scelta sofferta del cambio di location, sento di poter affermare che quest’anno lo staff organizzativo ha veramente superato se stesso. Sono molto soddisfatto, sì: lo scenario di Torino Esposizioni ha comunque  confermato che il pubblico adora il clima e l’atmosfera di Paratissima, a prescindere da dove venga realizzata”.

Quante sono le persone che hanno lavorato con te a questo evento?
“Quest’ anno eravamo in 94, escludendo i 170 volontari che a rotazione hanno presidiato gli accessi e le aree espositive. Un team che mescola le competenze di giovani professionisti, tecnici e stagisti, sotto la supervisione dei fondatori e coordinatori. Si va dai 22 ai 40 anni di età”.

Quale aneddoto, episodio, ti ricorderà questa decima edizione?
“Beh sicuramente il lungo serpentone di coda che si è creato all’esterno. È stato l’episodio più sconcertante. All’inizio eravamo preoccupati, avevamo il timore che la gente si stancasse e andasse via arrabbiata a causa della nostra  necessità di contingentare le entrate. In realtà si è creata una fila di persone pazienti, collaborative ed educate. Non c’e stato un solo episodio di intolleranza in tutti e 5 i giorni”.

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Secondo te la nuova sede ha modificato in qualche modo la tipologia del visitatore, magari ha raggiunto qualcuno che prima non conosceva la manifestazione? O al contrario ha allontanato qualche fedelissimo?
“Non saprei. Ogni anno riceviamo sia apprezzamenti che critiche, ma sono sempre persone che parlano perchè Paratissima l’hanno vista e questo è importante. A prescindere che piaccia o non piaccia la gente ama venire a paratissima e fortunatamente molti hanno capito che il cambio di sede ci ha costretto a lavorare in emergenza e hanno apprezzato i nostri sforzi”.

Ripensando alle prime edizioni, quanto paratissima si sta avvicinando ad Artissima? Tra l’altro Torino Esposizioni se non sbaglio ne fu proprio la prima sede…
“Artissima e Paratissima viaggiano su due binari paralleli e non si incontreranno mai. Forse ultimamente Paratissima si avvicina ad Artissima in termini di successo e fama, ma dal punto di vista dei contenuti sono due manifestazioni che non possono essere paragonate”.

Ho provato a chiedere qualche prezzo e devo dire che la maggior parte delle cose che mi sarebbe piaciuto avere in soggiorno non entravano nel mio portafogli. Anche gli artisti emergenti sono forse più consapevoli della “vetrina”?
“O forse il tuo occhio cerca solo opere di valore medio alto? Non credo che gli artisti giochino al rialzo, a loro interessa vendere anche per sondare il reale apprezzamento del pubblico, e poi con il periodo che corre sarebbe stupido alzare il valore di un prodotto che di fatto non si può considerare un bene di prima necessita”.

So che acquisti un’opera d’arte ad ogni edizione. Cosa porti a casa quest’anno? 

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“Una serigrafia di Etnik. Sto scoprendo la street art e sono sicuro sia il futuro prossimo dell’arte contemporanea. Il mio budget oscilla dai 50 ai 100 euro e sono sufficienti per portare a casa opere di buon livello, sempre con il benestare della mia compagna”.

Stanotte, terminato il disallestimento, riuscirai finalmente a dormire?
“Se Linda vuole…” (sorride: Linda è sua figlia, e ha 8 mesi)

 

Serena Fabrizio



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