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Toro: niente reazione a Roma

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Se inizi a guardare una partita stravaccato sul divano e senza il minimo sindacale di tensione è un brutto segno. Sai già come andrà a finire, sia nel punteggio che nella prestazione.

Se si aggiunge il contraccolpo per la disfatta in terra finlandese, che sì, possiamo ancora qualificarci, eccetera eccetera, ma sempre grave è, le premesse non erano per nulla buone.

E infatti.

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Infatti si è perso, ma questo era preventivabile: già sul 2-0 dopo nemmeno mezzora, la Roma ha triplicato con Ljajic a inizio ripresa, rimanendo in scia della Juventus senza nemmeno sudare troppo. Quello che si auspicava era di vedere una reazione, la succitata prestazione, ma, checché se ne dica, non è arrivata.

A meno che si consideri reazione fare qualcosa di decente in avanti nei primi quattro minuti o un paio di mini-fiammate dopo l’1-0 di Torosidis, prontamente spentesi al raddoppio di Seidou Keita.

Certo, lo schema a una punta va leggermente meglio di quello a due, certo, rispetto a Helsinki c’è stato un miglioramento, ma se sei sprofondato nella Fossa delle Marianne, anche risalire di tre metri tecnicamente è un miglioramento.

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Manca totalmente l’incisività, la capacità di costruirsi un tiro decente, ma, soprattutto, sembra mancare il carattere, la voglia di buttare tutto, e qualcosina in più, sul terreno di gioco, di cambiare ritmo, di tirare anche qualche calcione se necessario. “Facciamo a cazzotti, almeno” diceva un esasperato Pianigiani durante un famosissimo timeout dell’Italbasket.

Ecco, il Toro non fa a cazzotti, sta lì, ordinatino, prende il gol e rimane lì, sempre ordinatino, prende il secondo e così via. Un Toro senza grinta è come un cielo senza stelle, per utilizzare un’abusata similitudine. Non proprio il modo migliore per ricordare il grande Giorgio Ferrini, di cui l’8 novembre ricorreva l’anniversario della scomparsa.

Negli spogliatoi, Ventura, come sempre ama stupire, parlando di obiettivo salvezza che va a sostituire, evidentemente, la crescita e il rendere normale lottare per posizioni più alte, citate nemmeno troppo tempo fa e smentisce le voci di dimissioni, alludendo al solito ambiente torinese e aggiungendo di essere molto zen a riguardo.

Mi permetto di far notare come anche il tanto vituperato ambiente granata abbia abbracciato lo zen: per Lentini e Serena si scese, per quanto inutilmente, in piazza, per Cerci e Immobile sono arrivati qualche borbottio sui social e nulla più.

Se ci si lascia destabilizzare da questo, siamo a posto.

Le ultime due prestazioni sono riuscite nell’impresa di far accettare, addirittura bramare una delle maggiori aberrazioni dell’umanità: la sosta per la Nazionale. Nazionale dove ci sarà, ed è l’unica notizia positiva della serata, il Ministro della Difesa Moretti: una chiamata strameritata per un professionista con la p maiuscola e un grande giocatore, positivo persino ieri sera.

La speranza è che la sosta serva per smaltire tossine e preparare al meglio una settimana clamorosa: prima il match della mezza contro il Sassuolo in cui servono tre punti a tutti i costi, poi il decisivo snodo europeo contro il Bruges e, infine, il 30 novembre.

Anche se, dati alla mano, viene quasi da sperare che, una distorsione spazio-temporale, lo cancelli dai calendari, saltando a piè pari l’appuntamento e catapultandoci subito a dicembre. Fantascienza, salvaci tu.

 

Francesco Bugnone

(Foto www.toronews.net)

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