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Non più Palaolimpico ma PalaAlpitour. E si vede.

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Turineis fai da te? No Alpitour? Ahiahahiahiahiahia. Lo spot del famoso tour operator rischia di rivivere nelle chiacchiere di città. Da qualche giorno infatti sull’ormai ex “palaolimpico” svetta l’insegna blu del noto marchio, e i frequentatori di Piazza D’armi se ne sono di certo accorti.

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L’edificio nasce in occasione dei XX Giochi Olimpici invernali del 2006 su progettazione dell’architetto Arata Isozaki, che infatti per anni gli ha prestato il cognome rendendolo riconoscibile per i tronfi torinesi come “Pala Isozaki”.

Avveniristico parallelepipedo di acciaio e vetro ospita i grandi eventi: dai concerti agli avvenimenti sportivi, dalle manifestazioni alle convention. Progettato per rendersi modulabile alle diverse esigenze di spettacolo, all’esterno è una rassicurante scatola di metallo dalle linee pulite e rigorose.

Insieme allo Stadio è perfetto scenario per la corsetta serale o la passeggiata al vicino parco, oltre che rappresentare una delle più belle eredità delle amate olimpiadi.

Ma sobrio e garbato come i suoi cittadini, non esibisce come forse dovrebbe i cinque cerchi olimpici, che giacciono sulla facciata un po’ dimessi.

E da oggi ancor di più, perché a dominare la scena è il logo del nuovo  sponsor, tozzo e un po’ dozzinale, alla sera pure luminoso.

Ricordando vagamente l’insegna di un supermercato, in un attimo frantuma l’essenzialità delle forme e del design.
D’altro canto l’investimento che Alpitour opera permetterà al parcolimpico di aumentare le performance e ad attrarre eventi unici di risonanza nazionale ed internazionale, rinnovando Torino come “polo di attrazione del turismo legato all’entertainment nazionale ed europeo”.

Dall’altra parte della città anche lo Juventus Stadium è alle prese con un nuovo potenziale nome, con buona pace dei torinesi juventini a cui questo andava benissimo così.

Ma si sa, al portafogli non si comanda, e si farà pur spazio al nuovo logo anche lì dove la bellezza architettonica ha fatto scuola.

Palaolimpico

Non più Turineis fai da te quindi: accorrano gli sponsor, ben vengano gli investimenti, ma un po’ più di stile please.

 

Serena Fabrizio

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