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Toro: interrogativi e certezze dopo l’Atalanta

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Toro: interrogativi e certezze dopo l’Atalanta

Storicamente, la partita più brutta che abbia mai visto allo stadio è stata un Toro-Venezia verso la fine della stagione 2003-2004.

Ricordo a malapena una traversa di Galante, un’altra scheggiata da Poggi e la sensazione orrenda che anche quella volta non avremmo vinto. Nonostante scenari completamente diversi, da domenica pomeriggio non sono più sicuro che il primato spetti al match coi lagunari.

Toro-Atalanta è stato l’elogio del “vorrei, ma non posso”.

Davanti a una squadra che ha giocato sin dal 1’ per portare a casa lo 0-0, come ci si poteva aspettare, i granata non sono riusciti a trovare il bandolo della matassa non solo per segnare, ma addirittura per tirare.

Toro: interrogativi e certezze dopo l’Atalanta

La prima conclusione pulita scagliata verso Sportiello è stata al 90’: punizione di Farnerud. In mezzo un groviglio di buona volontà, soprattutto nella ripresa, senza seguito e la sensazione che, anche giocando per ore, non si sarebbe segnato mai.

A voler fare i cattivi, col Parma non è che sia stato molto diverso: il gol di Darmian in avvio ha indirizzato la gara in una certa maniera, ma la prima parata di Mirante è giunta a 5’ dalla fine.

Anche contro l’Atalanta un episodio avrebbe potuto far girare la gara a favore degli uomini di Ventura (l’evidente rigore negato a Moretti, un colpo di testa sempre di Moretti, un paio di mischioni), ma il discorso vuole proprio andare al di là degli episodi.

Si era detto che il doppio turno interno avrebbe detto molto su cosa aspettarsi dalla stagione e la risposta è arrivata: il Toro non dovrebbe correre rischi, ma farà tanta fatica per guadagnare il centroclassifica, con massimo obiettivo possibile una bassa posizione nella parte sinistra della classifica.

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Ed è un peccato perché anche quest’anno si stanno verificando condizioni simili a quelle che, nel campionato passato, parevano irripetibili come le milanesi in disarmo o la Fiorentina che sostituisce la Lazio, complici gli infortuni, nel ruolo di squadra in difficoltà. A recitare il ruolo di outsider nella corsa all’Europa, però, sembrano essere altri.

Toro: interrogativi e certezze dopo l’Atalanta

Ventura sta facendo ancora una volta miracoli, sia chiaro: se la difesa è sempre un baluardo (l’innesto di Jansson, l’ulteriore maturazione di Glik, Bruno Peres che ha imparato a fare anche le diagonali, Moretti che potrebbe giocare con la sigaretta in bocca tanto è sicuro), in mezzo si è addirittura inferiori alle attese con Benassi momentaneamente deludente, Nocerino fermo ai box e Ruben Perez oggetto misterioso.

Dell’attacco meglio non parlare: o Quagliarella o niente, con Martinez vivace e poco più (ingiudicabile la prova di domenica, disputata nel tempo “sbagliato”), Amauri che ha aizzato il pubblico più coi gesti delle mani che con le giocate e Larrondo/Barreto ai margini. E allora cosa fare, aspettando gennaio per eventuali rinforzi?

Tre possibilità realistiche con nessuna ambizione di “salvare” la patria.

La prima è ricorrere allo schema del doppio trequartista dietro l’unica punta: certo, El Kaddouri è il monumento all’indolenza e Sanchez Mino finora ha promesso molto, ma mantenuto poco, ma (insieme alla bella ripresa contro l’Udinese, giocata a due punte) è stata la cosa migliore vista in avanti dall’inizio del campionato.

La seconda è affiancare a Gazzi (o a Vives) qualcuno che dia del tu al pallone e imposti come si deve: domenica ci ha provato Farnerud, non è il suo mestiere, ma un leggero miglioramento rispetto al primo tempo c’è stato, anche se migliorare lo zero non era impossibile.

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Si potrebbe inserire il succitato Ruben Perez, scolastico finchè si vuole, ma con qualche mezzo tecnico in più dei compagni.

Infine, i calci piazzati: per una squadra che fatica ad arrivare linearmente al tiro, dovrebbero essere la risorsa su cui puntare di più e invece sono troppi gli schemi cervellotici e mal eseguiti.

Eventuali rinforzi di gennaio, si diceva. Uno in mezzo, un paio in avanti. Sarebbe bello, però, che tra quelli in avanti, non ci fosse la voce che ricomincia insistente a girare da giorni e che porta il nome di Giovinco.

Sarebbe un pochino troppo da digerire per i tifosi granata, che hanno sì lo stomaco buono, ma anche le scorte di Maalox possono far poco di fronte all’ennesimo ex-bianconero (e non proprio di passaggio…) alla corte di Ventura.

E se per Quagliarella ci si poteva turare il naso perché proveniva dal vivaio, per Molinaro si poteva soprassedere per il numero di esperienze che ha messo fra sé e l’altra sponda di Torino, per Amauri, sempre più a fatica, ci si è potuti appigliare a un “pagherebbe di tasca sua per segnare nel derby”, per il piccolo attaccante le giustificazioni sarebbero davvero difficili.

Poi, per carità, una se ne troverà, ma preferiremmo evitare. Così come preferiremmo evitare l’ennesimo prestito, anche se il giocatore si chiama Duvan Zapata.

Per fortuna giovedì arrivano Helsinki ed Europa League, la solita boccata di aria pura per ripartire e ritrovare il sorriso.

Gustiamola al massimo, finchè ce n’è.

 

Francesco Bugnone

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