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Il Toro sfata a fatica il tabù Parma

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Il Toro sfata a fatica il tabù Parma
Il Toro sfata a fatica il tabù Parma

L’infrasettimanale, l’influenza che cova, il traffico della sera che si mette tra te e il parcheggio (che poi arriva con una botta di fortuna insperata che ti fa capire subito come “sia serata”): tutto scompare al 10’, quando segna lui.

Matteo Darmian, la cultura del lavoro applicata al calcio, la grinta mixata col garbo, controlla di petto un traversone di Bruno Peres, bravo a proseguire come nulla fosse dopo un fallo subito, e calcia forte col destro dal limite trovando il suo primo, strameritato gol in serie A.

L’abbraccio con Glik dovrebbe campeggiare su qualsiasi cartellone pubblicitario della città, come campagna per qualunque cosa, talmente è bello.

Inizia bene, quindi, un match delicatissimo come quello contro il Parma, il primo dopo la vicenda licenza Uefa che, a ben vedere e nonostante qualche dichiarazione caustica più da copione che altro di Leonardi, ha infiammato poco la vigilia. Il Toro deve e vuole sfruttare il doppio turno interno e, conquistato il vantaggio, amministra la partita con sicurezza, senza strafare, complice la scarsissima incisività di El Kaddouri che non regala mai il cambio di passo necessario per chiuderla.

La frazione si chiude con una splendida manovra avviata da un ispirato Maksimovic, proseguita da Vives che crossa basso e, dopo il delizioso velo di Quagliarella, finalizzata male da Amauri. Rete a parte, le cose che ti hanno scaldato maggiormente nei primi 45’ sono state “Maksi” che si mette a dribblare Cassano dimenticandosi di essere il doppio di lui e Rocchi che riesce nell’impresa di farsi “amare” anche in una partita tranquilla, inventando di sana pianta un’ammonizione a Glik.

Il Toro sfata a fatica il tabù Parma

La ripresa sembra aprirsi con un lento avvicinamento del Toro al raddoppio: Darmian liberato in area viene chiuso all’ultimo momento, Quagliarella, dopo aver tentato un pallonetto da lontanissimo già nel primo tempo, prova a far venir giù lo stadio in acrobazia, ma gli va male.

Però se il Parma è un tabù un motivo ci sarà: contro i ducali solamente due vittorie interne in serie A, tre in totale. E anche questo Parma imbolsito, stanco, demoralizzato e lontano parente, per mille motivi, di quello scintillante dello scorso anno inizia a terrorizzarti. Come quando parte in contropiede (prendere un contropiede, sull’1-0, in casa: non male) e Gillet salva di piede su Acquah.

Come pochissimi secondi dopo, quando Coda, la nota più lieta degli emiliani, centra il palo di testa e Bruno Peres spazza dimostrando di sapere fare anche il Glik, quando serve. E ancora Coda la sbatte dentro, ma dopo aver controllato con un braccio e Rocchi annulla. Infine Gillet deve ancora impegnarsi su botta di Rispoli.

Il Parma rimane in partita, perché il Toro gli fa credere che ce ne sia una e lo fa sbagliando in maniera improponibile alcuni contropiedi, sia con il sempre più irritante El Kaddouri che con Vives, al quale manca clamorosamente l’ultimo passaggio per due volte consecutive.

All’ex leccese, però, l’ultimo passaggio riesce eccome all’84’: Mirante salva in uscita su Quagliarella, ma, comunque, stai alzando le braccia, perché la palla va verso Sanchez Mino, la porta è vuota, sta arrivando il primo gol in A dell’argentino subentrato a El Kaddouri, chissà che non gli dia la spinta giusta per esplodere, guardi la rete aspettando che si gonfi, ci mette un po’ a gonfiarsi, eh, no, non si gonfia, Sanchez Mino l’ha presa di tibia, una delle conclusioni più allucinanti che hai visto dal vivo, come un Ipoua qualsiasi.

Il Toro sfata a fatica il tabù Parma
Il Toro sfata a fatica il tabù Parma

I cinque minuti di recupero fanno più paura per l’entità che per quello che combina il Parma e, mentre stanno finendo, arriva anche la notizia del ko in extremis della Juventus nella Genova rossoblù: il boato diventa catartico perché, pochi secondi dopo, Rocchi fischia la fine, unendo la gioia buona per i tre punti con quella più cattivella per il ko dei bianconeri. Missione compiuta: col braccino, con la paura, ma missione compiuta.

Undici punti in nove giornate, uno in più rispetto alla scorsa stagione e Ventura prontissimo a farlo notare col solito, e onestamente stancante, pizzico di polemica negli spogliatoi. C’è da dire che si spera di mantenere quel vantaggio rispetto allo scorso anno anche nella seconda parte del girone d’andata, quando arrivavano punti e vittorie a grappoli.

Ma se altri hanno voglia di polemizzare, tu non ce l’hai, anche se sei stufo di vedere l’ambiente, quest’entità sovrumana dai contorni non meglio definiti, tirato in ballo a sproposito, come causa di qualsiasi male della squadra e del mondo.

Anzi, mentre parcheggi sotto casa, rilanci mentalmente: visto che un anno fa, alla decima giornata, ci fu il 3-3 a Livorno, speri che i punti in più, dopo il match contro l’Atalanta, salgano a tre, il che vorrebbe dire classifica molto tranquilla e probabile parte sinistra. Non male davvero, come pensierino della buonanotte.

 

Francesco Bugnone

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