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Toro, con la Lazio ecco il quarto K.O.

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Toro, con la Lazio ecco il quarto K.O.
Toro, con la Lazio ecco il quarto K.O.

Partita strana. Strana per l’orario, strana per lo svolgimento, strana per le sensazioni.

Forse ti stai abituando troppo bene ai venti di Coppa, ma ti avvicini al turno di campionato quasi infastidito dalla trasferta in casa di una Lazio che, dal gol di Gregucci nel 1993 in poi, è stata sempre foriera di amarezza tra una mano di Maltagliati, una pagella di Rosina e una rete sulla sirena di Candreva che non ti ha fatto dormire.

Strano è anche il modulo del Toro, ma ti piace con Quagliarella unica punta e Farnerud e Sanchez Mino guastatori. Sei contento di rivedere Farny dopo mesi dall’infortunio: i suoi inserimenti ti mancano come il pane. Strano è anche che, nel momento in cui il Toro sembra convincere di più, la Lazio, sin lì viva solo con Candreva, trova il vantaggio.

Toro, con la Lazio ecco il quarto K.O.

Biglia, che il telecronista pronuncia con la g dura, ma che, per fortuna, Camolese pronuncia all’italiana e chi se ne frega se non è corretto, sceglie di rimediare a una tua ignoranza. Non sapevi, infatti, che sapesse calciare così bene le punizioni, anche se non ti saresti offeso se avesse potuto trovare un’altra occasione per dimostrarlo.

Dopo il vantaggio sembra di rivedere il film del San Paolo col Toro che crolla e gli avversari che lo prendono a pallonate: un palo di Candreva, un salvataggio aereo di Glik, fantastico nel mettere la museruola al crack Djordjevic per 90’.

Nel frattempo Sanchez Mino ne gioca tante, ma ne sbaglia altrettante, Bruno Peres inizia a duellare con Lulic, Benassi non è solo impalpabile come quasi sempre, ma inizia anche a far danni: da un suo fallo la punizione di Biglia, quindi un’ammonizione sciocca e il rischio di prendere la seconda poco dopo. Il de profundis, però, può attendere, perché arriva la sveglia con un’occasione abnorme: su lancio di Maksimovic, Farnerud stoppa splendidamente, ma calcia alto davanti al portiere. Un inserimento di Bruno Peres e un diagonale di Quagliarella mettono in apprensione Marchetti e ti fanno nuovamente sperare all’intervallo, nonostante lo svantaggio: il Toro c’è.

L’inizio ripresa è ormai uno dei marchi di fabbrica del Toro venturi ano che, anche stavolta, ricomincia meglio di come ha finito e ricominciare meglio di una frazione terminata in crescendo significa pareggiare: Farnerud sfrutta un errore di Ciani, irrompe e la butta dentro. Rete pesante dopo mesi di stop forzato: a che pagina siamo del libro Cuore?

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Senti odore di colpaccio, la Lazio non è quella spettacolare delle scorse partite e non parli solo delle tre vittorie di fila, ma anche del ko super immeritato di Genova. Ancora una volta, però, giunge inaspettato il vantaggio biancoceleste: punizione chilometrica di Candreva, pasticcio di Gillet che sembra fatto apposta per riaprire un thread su quanto male faccia il dualismo ai portieri e tap in di Klose che ha segnato centinaia di reti in carriera, ma quest’anno ancora nulla. Aspettava il Toro.

A questo punto ti attendi una reazione, ma ricominciano le cose strane. Il mordente messo in campo per una sessantina di minuti va via spegnendosi, senza nemmeno qualche lancio della disperazione. Entra Amauri e non arrivano più palloni in area. Annoti solo un colpo di testa di Quagliarella e una girata di Darmian. Entrano Ruben Perez e anche Barreto quando, forse, sarebbe servita di più la confusione organizzata di Martinez per risvegliare un Toro auto-narcotizzatosi. Negli ultimi minuti ti aggrappi soltanto più alla cabala che vede i granata bestia nera di Pioli, ma anche quel feticcio cada al triplice fischio di Giacomelli.

Perdere con la Lazio ci sta, certo, si dice così, e quando lo dicono pensi che se ci fossero state tutte le ragazze che pensavi ci stessero con la stessa frequenza delle sconfitte che ci stanno e si avverano, saresti divenuto la versione 2.0 di Gigi Rizzi. Otto punti in otto partite con quattro sconfitte e una paginata di cose da rivedere fanno una classifica rischiosa. La graduatoria, a questo punto, non la guardavi nemmeno lo scorso anno, ma i due punti dalla zona calda iniziano a prudere sulla schiena e c’è già uno snodo fondamentale col doppio turno interno: Parma e Atalanta, entrambe sotto il Toro. Per sapere se sarà un campionato da parte sinistra o da sofferenza, da ambizioni o da paura.

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