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Il Toro sbriga bene la pratica Helsinki

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Il Toro sbriga bene la pratica Helsinki
Il Toro sbriga bene la pratica Helsinki

Contro l’Helsinki, sulla carta è facile. Ma la storia del Toro è piena zeppa di gare facili che si trasformano in un bagno di sangue. Però, mentre sali i gradoni dell’Olimpico non sei teso, non hai brutti presentimenti, ma soltanto la felicità ebete che ti provoca l’Europa League.

Ventura fa girare i suoi uomini: in porta torna Padelli, difesa giovanissima col rientrante Maksimovic e Gaston Silva intorno all’ormai totemico Jansson, Darmian che torna dopo il turno di riposo contro l’Udinese, El Kaddouri dietro Amauri e Martinez.

Proprio quest’ultimo inizia le danze con una girata fulminea su cui Doblas (portiere spagnolo di una squadra finlandese, il top dell’esotismo) rispnde alla grande. Segnale incoraggiante, almeno non l’abbiamo presa sottogamba. Perché dovremmo, poi? Non lo sai, ma la storia del Toro è piena zeppa anche di pagine simili, di sicurezze di sé inspiegabili (“li asfaltiamo, siamo il Toro) finite malissimo.

Stasera non c’è sicumera, ma consapevolezza. Il Toro macina gioco tranquillo, meno brillante rispetto alla ripresa contro l’Udinese, ma il gol tarda ad arrivare solo per questione di centimetri (traversa di un Vives nuovamente convincente) o di diottrie (rete annullata ad Amauri per fuorigioco inesistente).

Al 33’, però, è ora: Maksimovic lancia Darmian che ti ricorda perché lo adori con un inserimento perfetto più cross sull’uscita di Doblas, Molinaro è ben appostato e insacca a porta vuota. Un pizzico di incredulità nel vedere esultare qualcuno che non sia Quagliarella, ma passa in fretta. Il tempo si chiude con un’altra prodezza del guardalinee che ferma lo scatenato Molinaro per un altro fuorigioco inventato. I soliti furbacchioni potrebbero dire di non lamentarsi degli arbitri italiani, visti quelli europei. Tuo padre diceva di non prendere mai come termine di paragone chi è peggio di te, ma chi è mpiù bravo. Ovviamente ha ragione lui e ti vivi tranquillo l’intervallo.

Il Toro sbriga bene la pratica Helsinki

La tranquillità sfuma un istante quando una punizione di Lod beffa la barriera, ma non Padelli. Poi il Toro alza leggermente i ritmi e decide di chiuderla con Amauri che si sblocca con un bolide imparabile. La rete si gonfia, la Maratona urla, Amauri ci va sotto. ù

L’ultimo suo gol visto dal vivo sotto di te l’ha fatto al “Tardini” di Parma, dopo averne siglati due poco prima. Volevi morire. Stavolta vuoi ridere. Non è il tuo ideale di attaccante, ma vuoi ridere lo stesso. E’ la rete della sicurezza, è la rete che sblocca un attaccante che, pur con tutti i suoi limiti, può ancora dire qualcosina, e, se tanto ti da tanto, se esulta per un gol così all’Helsinki, in caso di rete al derby o contro una cosiddetta grande, potrebbe festeggiare con un lanciafiamme. Per poco l’ex palermitano non ne sigla un altro di testa poco dopo, quindi lascia il posto a Quagliarella.

Il finale è accademia: qualche irritazione per El Kaddouri che gioca in vestaglia e ciabatte, un po’ di sgomento per Barreto che rientra sfoggiando un drammatico capello biondo, gli occhi a cuoricino quando l’affarone Jansson si fa sempre trovare pronto in difesa, la soddisfazione per una porta ancora inviolata nelle euroserate, il disappunto per il gol del Copenaghen che si tramuta in sollievo quando il Bruges pareggia immediatamente regalando il primo posto solitario ai granata nel girone.

Esci dallo stadio contento, non esaltato come dopo la vittoria in extremis contro il Copenaghen, ma contento, di quella contentezza tranquilla che si ha quando una cosa che sembra facile viene resa facile davvero e, scusate il gioco di parole, non è sempre qualcosa di facile. Cartellino timbrato e testa alla Lazio. Il tour (o Tor) de force è appena iniziato.

 

Francesco Bugnone

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