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Il futuro della Fiat di Torino

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Il futuro della Fiat di Torino
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Torino e la Fiat sono due anime che danno vita alla stessa creatura. O almeno, una volta era così.

Fin dagli inizi infatti (correva l’ anno 1899) la Fabbrica Italiana Automobili di Torino, lega a doppio nodo la propria sorte a quella della città.

Corso Dante, via Nizza, Corso Giovanni Agnelli, corso Marconi, sono solo alcuni dei luoghi dove si respira ancora il profumo di fabbrica, del sudore dei lavoratori, delle persone in coda per prendere il tram e tornare a casa. Si sente ancora, sembrano li, anche se ormai per alcuni di questi luoghi sono immagini sbiadite.

Il boom economico, la motorizzazione di massa, l’ immigrazione dal Sud Italia, il benessere economico, le lotte operaie ma anche le grandi crisi degli anni ’90, il ridimensionamento dell’ effettiva forza lavoro, la fine del sogno di una crescita perpetua, fino alla grande paura: il fallimento.

Ma anche quella volta il gruppo riesce a salvarsi, si svincola dall’ accordo con GM e riesce a risollevarsi anche attraverso un vecchio mito rigenerato, la 500.

 

Il futuro della Fiat di Torino
Il futuro della Fiat di Torino

Poi la grande conquista, l’ acquisizione del gruppo Chrysler.

Ma ora? Era il 13 ottobre e la bandiera con la scritta Fiat è stata definitivamente ammainata, per fare spazio a quella del nuovo gruppo, FCA.

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E’ senz’ altro vero che il gruppo così come era strutturato prima dell’ acquisizione non poteva pensare di competere a livello mondiale con colossi che macinavano molti più introiti della “piccola” casa sabauda, ma ora che il gruppo è stato consolidato e rafforzato, la città continuerà ad avere il proprio nodo con “mamma” Fiat, o il cordone si è spezzato una volta per tutte?

Marchionne insiste e sostiene che il Piemonte è e sarà al centro del progetto (nuovi modelli Maserati, Jeep e il rilancio di Alfa Romeno, ma sono anni che se ne parla) e che lo spostamento della sede è stata effettuata solo per scopi puramente economici, e che il cuore produttivo è e resterà in Italia, specialmente a Torino dove si ha una potenziale capacità produttiva molto elevata (Mirafiori è lo stabilimento più grosso ancora attivo in Europa). Tutte credenziali vere e concrete, ma ad oggi, Mirafiori

Il futuro della Fiat di Torino
Il futuro della Fiat di Torino

produce 40000 auto l’ anno, gli operai sono in regime di cassaintegrazione, parte dello stabilimento è terra di conquista per erbacce e incuria.

I tempi del boom sono lontani, ma anche l’ amministrazione pubblica lo è: il comune, e gli enti locali non si sono fatti carico di questo problema, e gli sforzi che hanno fatto per risollevare il punto produttivo sono stati troppo timidi, l’ azienda va dove le conviene, è compito delle istituzioni aprire un tavolo in cui viene programmato un piano industriale, concreto e solido, anche attraverso degli sgravi o delle agevolazioni

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se fosse necessario, Torino è la culla di questa azienda, e le persone che ci lavorano sono orgogliose di lavorare in questo gruppo che esporta in tutto il mondo il nostro lavoro.

Torino ha dato molto alla Fiat, e la Fiat ha dato molto a Torino, per 115 anni, è tutto troppo romantico per poter finire in una FCA.

 

Alessandro Rigitano



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