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Toro, che secondo tempo: l’Udinese va ko!

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Toro, che secondo tempo: l’Udinese va ko!
Toro, che secondo tempo: l’Udinese va ko!

Certe giornate sembrano fatte apposta per rilanciarsi e tornare a sognare. Il ripartire dopo la sosta delle nazionali, un avversario che darebbe prestigio battere, ma, al tempo stesso, alla portata, una splendida giornata di sole.

E’ questo lo spirito con cui vai allo stadio per assistere a Toro-Udinese, partita da vincere a tutti i costi e che Ventura, complice la squalifica di El Kaddouri, decide di affrontare con la coppia Quagliarella-Amauri, relegando Sanchez Mino in panchina e affidandosi in mezzo a Benassi, Gazzi e Vives.

Dietro Jansson esordisce sostituendo Glik, fermato anch’egli dal giudice sportivo, e, incredibile, ma vero, il povero Darmian può finalmente prendersi un turno di riposo dopo ritmi da far impallidire Stakanov: sulle fasce ci sono Bruno Peres e Molinaro, mentre Moretti e Bovo completano il lotto.

Il primo tempo non sembra mantenere le premesse. Il tuo migliore amico ha deciso di far esordire allo stadio la sua cuginetta proprio contro l’Udinese e temi che, da un momento all’altro, debba spiegarle che il calcio non è giocato solo in orizzontale e con la stessa rapidità di un ingorgo a Barberino del Mugello, perché è quello che sta accadendo sul terreno di gioco.

Vives prova a inscenare un tutorial che esplichi come, in realtà, l’obiettivo sia calciare più palloni all’interno della porta, ma è il palo, dopo una bella progressione, a stroncare l’iniziativa.

Toro, che secondo tempo: l’Udinese va ko!

Nell’intervallo cerchi motivo di consolazione nel fatto che la difesa sia riuscita a mettere comodamente la museruola a Di Natale e che Jansson sembri veramente quel Glik un po’ più educato coi piedi che ti era parso col Bruges. L’umore, però, ricomincia a salire solo quando vedi come rientra in campo il Toro. Si percepisce subito il cambiamento: più velocità, più voglia di vincere, più tigna.

Lo capisci da come Vives rischi un calcio in faccia pur di recuperare un pallone di testa per crearsi un tiro o da come Quagliarella copra tutto il campo, mentre Amauri fa a sportellate.

Lo cogli mentre il solito, delizioso, Bruno Peres regala corsa e perle un po’ ovunque, con quel tocco di suola che è semplicemente l’erotismo applicato al calcio.

Inizia qualcosa di simile, se non a un assedio, a una fortissima pressione, con Karzenis che inizia a dover lavorare sodo e, nel momento più difficile, si esalta con fortuna e bravura su un colpo di testa di Amauri che fa nascere dibattiti in curva (ha preso il palo?

Ha dato il gol e poi ha dato il fallo? C’è stata una distorsione spazio temporale che ha fermato il pallone mentre varcava la linea di porta?). Scoprirai dalle immagini che è stato “semplicemente” un salvataggio in collaborazione con Allan.

A quel punto uno stadio intero pensa che, con un pochino di qualità in più in mezzo al campo, potrebbe essere davvero il momento giusto. Ventura, per fortuna, fa anch’egli parte di quel gruppo di pensiero e butta dentro Sanchez Mino per Benassi che, dopo un primo tempo in cui sembrava prolungare la sua striscia di impalpabilità, appariva più deciso, ma qualcuno si deve pur sacrificare.

Sarà un caso, sarà fortuna, ma pochi istanti dopo arriva il gol partita: Molinaro crossa, Vives s’inventa torre e Quagliarella, sempre di testa, disegna una parabola perfetta che ti fa cercare immediatamente su Google Translator come si dica “el segna semper lu” in campano.

Toro, che secondo tempo: l’Udinese va ko!

Il Torino continua a giocare, ci prende gusto, ma non la chiude tra contropiedi mal sfruttati, mischioni rimpallati e buoni interventi di Karzenis. E così succede che, al 73’, perdi dieci anni di vita (anche se, con tutte quelle che ti ha fatto il Toro dovresti essere a -862 anni) quando Thereau ha un’occasione clamorosa in mezzo all’area, di quelle che sbagli una volta su dieci e quando la sbagli ti perseguita mentalmente per settimane, anche se quella partita meritavi di perderla.

Il “quando la sbagli”, per fortuna, è oggi: palla in curva. I granata riprendono a macinare gioco, a ripartire e a non chiuderla, si rivedono in campo un tignosissimo Nocerino e Ruben Perez al posto degli acciaccati Gazzi e Vives, Moretti ripete la puntata in area contro il Verona, ma anche stavolta non tira e serve Amauri che s’impapocchia, Russo concede cinque, inspiegabili, minuti di recupero, ma l’unico sussulto è un altro contrattacco dei ragazzi di Ventura sulla

sirena, un tre contro uno non sfruttato, of course. Ma per oggi non importa: sono tre punti di granito, i primi in casa in campionato, la colonna destra della classifica quasi scalata e la voglia di balzare a sinistra bella viva.

Sì, ci sono ancora tante cose da rivedere, la maledetta abitudine di “regalare” un tempo, la fatica dannata nel monetizzare quanto si produce, ma c’è anche una voglia di fare, di ripetersi, di riuscire che non si può e non si deve ignorare. Una voglia che dessere benzina per questo tour de force che vedrà i granata in campo altre sei volte fino al nove novembre.

Una voglia che ieri, per la prima volta, ha fatto sembrare il fantasma dei grandi assenti, una fotografia un po’ più sbiadita di prima. Sarà stato il sole, sarà stato il Toro.

E’ proprio vero: certe giornate sembrano fatte apposta per rilanciarsi e tornare a sognare

 

Francesco Bugnone

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