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I mercati torinesi censiti dal Poli: 1 su 4 andrebbe chiuso

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Mercati, al via la razionalizzazione
Mercati, al via la razionalizzazione

A Torino i mercati sono uno dei tratti caratteristici: ce ne sono ben 42, di dimensioni differenti, e sparsi per tutto il territorio cittadino, tanto che ogni torinese può raggiungerne almeno uno a piedi con facilità.

I mercati sono un elemento identificativo per i quartieri, secondo un sistema che spesso altre città hanno cercato di imitare. Sistema che però vacilla: secondo uno studio del Politecnico di Torino, presentato alla Commissione Commercio del Comune, un mercato su quattro costa più di quello che rende, e andrebbe quindi eliminato dal sistema mercatale della città.

I mercati torinesi censiti dal Poli

 

Autori dell’analisi sono Giulia Zotteri e Francesca Montagna, del dipartimento di Ingegneria gestionale. Per valutare lo stato di salute dei singoli mercati sono stati utilizzati vari criteri: oltre al rapporto tra i costi di gestione e i ricavi, anche il numero di banchi, gli orari di apertura e la vicinanza con altri mercati, nonché il bacino di popolazione servito. I risultati sono poco incoraggianti, soprattutto per alcuni mercati piccoli.

Il record spetta a Via Cena (dov’è c’è un solo banco), seguito dai due di Piazza Chironi e da piazza Carlina, dove i banchi sono cinque. Troppo poco. Per Falchera è stata trovata una soluzione: si accorperanno gli otto banchi divisi, fino ad oggi, in due differenti mercati. Per gli altri, invece, la soluzione sarebbe i trasferimento in mercati vicini di maggiore dimensione.

I mercati torinesi censiti dal Poli

 

Ci sono, però, anche mercati che funzionano bene. Sono i mercati più grandi, ovvero Porta Palazzo, Racconigi, Brunelleschi, Foroni e Santa Rita, i cui stalli sono quasi tuti occupati. Non rischiano la chiusura neppure gli specializzati, come quelli della Crocetta, di Piazza Benefica e di Corso Palestro.

Bengasi e Chieti sono al sicuro dalla chiusura per due ragioni: il primo perché non ha concorrenza e serve una grossa utenza, il secondo perché ha un’identità molto forte. Il bacino di utenza ampio salva, nonostante la concorrenza di altre soluzioni commerciali, tre mercati, Barcellona, Grosseto, e San Secondo, mentre Santa Giulia è troppo grande per la sua clientela potenziale. Per Don Grioli e Guala vale il discorso contrario: sono troppo piccoli.

Non tanto una chiusura drastica, quindi, quanto una riorganizzazione, che vada a esaltare i mercati che funzionano eliminando quelli che sono, per ora, solo un grosso buco nell’economia del Comune. Dall’assessorato al Comune propongono anche una variazione degli orari: i mercati hanno un picco verso l’ora di pranzo, perciò è inutile aprirli presto alla mattina.

Oggi, alcuni banchi vengono allestiti alle sette, e prima dell’una sono già stati smontati. Si tratta soprattutto di quelli degli spuntisti, i mercatali senza stallo fisso. La soluzione sarebbe, per alcuni mercati, un’apertura più estesa (quindi da mattina a sera), ma solo in alcuni giorni della settimana.

 

Giulia Ongaro

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