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Buon Toro, ma la Fiorentina si salva

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Buon Toro, ma la Fiorentina si salva
Buon Toro, ma la Fiorentina si salva

Il primo caffè del lunedì mattina ha un sapore amarognolo. Ci hai messo lo zucchero, eppure è amarognolo lo stesso.

Dopo il primo sorso ti viene in mente la partita di ieri: stesso retrogusto e anche lì cucchiaini di zucchero ce ne sono stati, però una sottile, leggera, ma fastidiosa insoddisfazione rimane.

Nell’1-1 interno contro la Fiorentina, belle notizie ne sono arrivate. La conferma del modulo, innanzitutto.

Il doppio trequartista funziona, la squadra offre pochi punti di riferimento e punge, mentre solo una settimana fa ti sembrava che non avrebbe mai potuto segnare, neppure in porte larghe venti metri.

Una rivoluzione di schema e di uomini di cui va dato atto a Ventura che, detto facendo qualsiasi scongiuro, pare aver trovato un’altra volta il modulo migliore per il materiale umano a disposizione.

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Conforta anche la prova di Quagliarella, che gioca a tutto campo e ha anche la lucidità per trovare il secondo (bel) gol consecutivo, mentre Sanchez Mino è in crescita ed El Kaddouri, seppur sempre intermittente, diminuisce i momenti letargici rispetto a quelli di veglia. Fra i pali, Gillet è completamente recuperato alla causa (tre parate super), dietro si balla poco, anche se quel poco verrà pagato caro con l’1-1 di Babacar.

E poi c’è lui, Bruno Peres. Pensavi fosse un oggetto misterioso e invece te ne sei già innamorato, perché sei così, ti fai sempre fregare, anche se ti imponi di non affezionarti, perché “il calcio moderno, i bilanci, blablabla” e tutta la tiritera che sai a memoria, ma, al tempo stesso, non vuoi ricordare.

Ma come fai a non innamorarti di uno che ara la fascia con dribbling rosinaldeschi, affonda in area e sforna assist come quello per il gol di “Quaglia” che, infatti, da leader vero, l’ha indicato alla curva tornando a centrocampo

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E infatti non puoi evitarlo, anche se pensare che non è nella lista dei 25 per l’Europa League in cui, per la cronaca, c’è Masiello, è una stilettata.

Allora cosa ti turba, con tutto questo dolce? Il risultato. Perché non è un dettaglio, il risultato. Anche se la prestazione c’è stata, anche se la voglia di vincere c’è stata, col Toro che ci ha provato fino alla fine, seppur con Ruben Perez (molto, molto interessante anche lui) impiegato come falso nueve per esigenze tattiche.

E al Toro chiedi questo: prestazione, impegno, provarci fino alla fine. Ma altre domande albergano nella tua mente: tre anni di Viola in casa, tre pareggi. Si parla di crescita, ma, freddi dati alla mano, contro i fratelli gigliati la crescita è “zero”.

Crescere vorrebbe anche dire saper sferrare il colpo del ko contro una grande, quando se ne presenta l’occasione.

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E ieri l’occasione c’era eccome: sebbene, azioni alla mano, il pari non sia bugiardo, il Toro è stato capace di prendere in mano la gara nella ripresa, sbloccarla, sfiorare il raddoppio, mettere in ballo tutti i presupposti per i tre punti, ma poi non ce l’ha di nuovo fatta.

E se non batti una squadra quando è senza Cuadrado, Gomez e Rossi (sebbene i sostituti siano signori sostituti e Dio solo sa quando servirebbe un Babacar, che sognavi per il dopo-Ciro vista l’annata strepitosa a Modena), quando lo fai? Il carpe diem che tu sogni, evidentemente, si abbina poco al colore granata di questi tempi.

Detto ciò, la strada è buona. Il pessimismo cosmico post Verona ha lasciato il posto a un lungo corridoio in cui, a poco a poco, si accendono varie luci. Ci vuole pazienza perché sia tutto illuminato e la speranza è che, giovedì sera, i riflettori dell’Olimpico di Coppa diano una grossa mano per cancellare un’altra fetta di buio.

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Francesco Bugnone

 

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