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L’Alzheimer spiegato da una ricerca torinese

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Il 21 settembre è stata celebrata la Giornata Mondiale dell’Alzeihmer: una malattia neurodegenerativa, che colpisce oltre 600mila persone solo in Italia, e che è tra le forme più comuni di demenza senile.

In tutto il mondo, i casi registrati superano i 25 milioni. Non stupiscono, quindi, gli sforzi che la ricerca dedica a scoprire le cause ancora sconosciute di questa patologia. I sintomi della malattia non sono mortali, ma spaventano: deficit di memoria, perdita dell’orientamento spaziale e temporale, bruschi sbalzi d’umore.

A soffrirne, soprattutto le donne. Uno degli ultimi passi avanti nella ricerca è stato compiuto da alcuni ricercatori dell’Universitá di Torino, che lavorano presso il Nico (Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi). Il gruppo, guidato dal direttore dell’Istituto, Alessandro Vercelli, ha chiarito uno dei meccanismi che non permettono al cervello di “ripulirsi” e che favoriscono in questo modo lo sviluppo della malattia di Alzeihmer.

L'Alzheimer spiegato da una ricerca torinese

La malattia è causata dalla presenza nel cervello di alcune molecole, i peptidi di amiloide: secondo la ricerca torinese, esse agirebbero proprio impedendo alla materia cerebrale di rinnovarsi e di liberarsi dei rifiuti.

Elena Tamagno e Michela Guglielmotto, ricercatrici del Nico, spiegano così l’importanza di questa ricerca: “Grazie a questo studio abbiamo aperto la strada a nuove ricerche: infatti indagare i meccanismi molecolari che rallentano lo smaltimento di “rifiuti”, così da favorire il processo di ricambio cellulare di tipo “positivo” e frenare lo sviluppo dell’Alzeihmer.

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Questi risultati, che confermano l’importanza della ricerca di base, potrebbero aiutare a disegnare nuove terapie che possano curare, o almeno alleviare i sintomi di questa terribile malattia”.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Autophagy” ed è stata effettuata insieme a ricercatori dell’Università di Losanna, Catania e Genova, nonché della Columbia University di New York.

 

Giulia Ongaro



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