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Toro, incubo 11 metri

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Toro, incubo 11 metri
Toro, incubo 11 metri
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La serata in cui il Toro avrebbe voluto e dovuto ritrovare la via del gol e la vittoria in campionato, inizia con una mezzora abbondante regalata agli avversari.

Il Verona di Mandorlini non è che ne approfitti molto, limitandosi ad applicare un buon rigore tattico e ad affidarsi a Juanito Gomez che, con Amauri fuori dai giochi, diventa il leader della speciale classifica di chi, quando vede granata, segna. Espressione da bandolero stanco, l’argentino ci prova due volte di testa: la prima fa la barba al palo, la seconda lo centra.

La serata in cui il Toro avrebbe voluto e dovuto ritrovare la via del gol e la vittoria in campionato, a un certo punto sembra cambiare con un guaio (l’infortunio di Benassi) che rischia di trasformarsi in svolta con l’ingresso di Sanchez Mino.

L’argentino da una mano a El Kaddouri nello spingere e cercare di innescare Amauri e Quagliarella e, anche se si produce solo una conclusione a lato di poco di Bovo, in Maratona e dintorni si fa largo una tiepida speranza per il secondo tempo.

La serata in cui il Toro avrebbe voluto e dovuto ritrovare la via del gol e la vittoria in campionato, sembra virare al bello.

Toro, incubo 11 metri
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L’inizio della ripresa conferma e rafforza le impressioni di fine frazione, sono 20’ di assedio, Amauri che sfiora la rete di testa, Moretti che affonda in area senza fortuna, Quagliarella che prima esalta Rafael da fuori, poi inzucca a fil di palo.

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La collezione di corner consecutivi è di una mole tale da poterla mostrare per far colpo al primo appuntamento. Il gol sembra nell’aria e arriva. Però lo segna il Verona.

La serata in cui il Toro avrebbe voluto e dovuto ritrovare la via del gol e la vittoria in campionato, diventa un dramma sportivo. Ionita, appena entrato, converge da destra, trapassando letteralmente Molinaro, e calcia. Padelli, ingannato dal rimbalzo, ma tutt’altro che irreprensibile, finisce con lo smanacciare il pallone in porta. Il gelo invade letteralmente uno stadio, mentre la reazione granata è nulla e Toni per poco non raddoppia.

La serata in cui il Toro avrebbe voluto e dovuto ritrovare la via del gol e la vittoria in campionato, si trasforma in farsa nei minuti finali. Kafka, Soriano e Lovecraft, decidono di scrivere un romanzo a sei mani, in cui, tra orrori, angosce e paradossi, gli uomini di Ventura non segnano mai e continuerebbero a non farlo anche se la partita andasse avanti per altre dodici ore, tra limiti personali e sfortuna cosmica.

L’esordiente Bruno Peres, subentrato a Molinaro, conquista un rigore che Banti fischia con ritardo: El Kaddouri calcia male, Rafael respinge, El Kaddouri ribatte peggio, Rafael salva ancora. Due rigori falliti in tre giornate. Il rigore di Cerci che fa ancora capolino.

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Prima c’era stato un colpo di testa di Larrondo fuori di poco, dopo ci sarà un’altra gran parata di Rafael su botta di Sanchez Mino. Poi è solo fischio finale e ultimo posto. In coabitazione, ma ultimo posto. Sono solo tre giornate, ma ultimo posto.

Toro, incubo 11 metri
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La serata in cui il Toro avrebbe voluto e dovuto ritrovare la via del gol e la vittoria in campionato, finisce con Ventura che, nel dopo partita, fa una piccola, ma antipatica allusione all’ambiente, riferendosi a qualche fischio a Larrondo. Gli fa eco il “lasciateci lavorare” di Vives.

 

Qualche fischio di frustrazione da parte di uno stadio che in quattro anni ha dato fiducia a squadra e tecnico, finendo con l’applaudire anche le sconfitte (compresa quella di ieri sera), nonchè con l’accettare la scellerata cessione della coppia Cerci-Immobile quasi senza un fiato, evidentemente non è permesso, non è un diritto di chi mette soldi e tempo per amore, mentre l’incitamento è una cosa dovuta e mai rimarcata a dovere nelle interviste.

Fiducia ce n’è ancora e la speranza che Ventura estragga l’ennesimo coniglio dal cappello è viva, ma se la squadra ha difficoltà abnormi a segnare, se desta qualche preoccupazione per il futuro, se non sembra in condizione ottimale nonostante abbia iniziato prima, per favore, non facciamo una colpa all’ambiente.

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E’ molto antipatico, ricorda chi da la colpa della crisi economica ai tempi indeterminati a mille euro al mese. Meglio voltar pagina e pensare al campo, perché mercoledì, grazie a Dio, si gioca di nuovo.

 

Francesco Bugnone



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