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C’era una volta Torino Capitale d’Italia

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C'era una volta Torino Capitale d'Italia
C'era una volta Torino Capitale d'Italia

La storia delle Nazioni, come molti storici dicono, si scrive con il sangue e con i valori, e l’Italia non è purtroppo esente da questa regola.

Oggi in particolare riviviamo di un episodio spesso dimenticato (la “prima strage dell’Italia unita”, come alcuni la definiscono), vogliamo ricordare in queste righe l’iter che ha portato Roma ad essere l’attuale capitale d’Italia.

Lo vogliamo ricordare non da storiografi, riportando e soppesando tutte le versioni che a diverse riprese hanno preso piede tra gli studiosi, ma da cittadini di Torino.

Un percorso tutt’altro che semplice, e terminato non più tardi di 13 anni fa, quando l’Urbe venne “ufficializzata” capitale dopo la revisione del titolo V della costituzione, in piena conferma dello scollamento tra i tempi reali e i tempi burocratici.

C'era una volta Torino Capitale d'Italia

Roma, difatti, per tutti è capitale dalla famosa breccia di porta Pia, anche se la prima “conferma” giunge quasi un anno dopo, nel luglio del 1871.

In realtà, l’idea di Roma è un leit motiv che ha accompagnato tutta l’unificazione d’Italia, perché se Torino divenne capitale per motivi “logistici” e politici (il primo governo, i ministeri e il re avevano sede qui), la città laziale era l’obiettivo sin dall’inizio, per motivi morali e storici.

E se questo spirito perdurò per quasi 100 anni, a scapito delle altre città (Firenze, capitale “di comodo”, istituita per non innervosire i Francesi e il papato; Brindisi e Salerno, divenute “sedi amministrative” per le vicende di guerra), fu opera primariamente dei torinesi, che accettarono di buon grado, nonostante la storia popolare riporti altro, il ruolo della “Lione d’Italia”, ovvero della metropoli industriale ed economica del neonato Stato.

La riprova di ciò sono i più di 50 morti che quel 21 e 22 settembre del 1864 gridarono con il proprio sangue il volere del popolo italiano, falcidiati da allievi carabinieri appositamente (perché inesperti, si dirà poi) fatti schierare a difesa dei palazzi governativi.

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L’antefatto di per sé è tanto semplice quanto sconosciuto: come detto, per accordo con i Francesi, che allora proteggevano lo stato del Papa re, il governo Minghetti decise di trasferire la capitale a Firenze, non meno simbolica di Roma ma meno “critica”.

I Torinesi, che già sapevano che la città sabauda non sarebbe rimasta (o meglio non sarebbe dovuta rimanere) capitale, scesero in piazza a manifestare contro la città toscana, non per diretta avversità, ma rivendicando il primato morale dell’Urbe, come giustamente si addice ad un Paese con un forte senso storico e religioso.

C'era una volta Torino Capitale d'Italia
C’era una volta Torino Capitale d’Italia

Durante la manifestazione tuttavia, accadde ciò che purtroppo accadrà molte altre volte nei successivi 150 anni: per evitare di essere messi in stallo dal popolo, il governo prima minimizzò l’entità e le cause degli scontri, declassandoli a “monelli”, per poi infiltrare agenti in borghese e facinorosi che incitassero alla lotta e allo scontro, in modo da giustificare l’intervento delle forze dell’ordine.

Forze che, purtroppo correttamente, come le sentenze successive confermarono, si “autoassolvevano” in quanto giovani ed inesperte, e quindi già “scusate” se responsabili di eccessi.
Il “giochetto” politico, tessuto per evitare uno scontro diretto con i cugini d’Oltralpe (ricordiamo che pochissimi anni dopo, con la caduta di Napoleone, il clima divenne esattamente opposto, come dimostra l’entrata trionfale a Roma da parte dei bersaglieri) portò i risultati attesi.

La folla “inferocita”, che in realtà altro non voleva che manifestare contro la violazione dovuta a bieca politica di un processo (l’unificazione) che tanto aveva esatto in termini di vite umane, venne dispersa e falcidiata da rivoltellate, fucilate e sciabolate. E a cadere sotto i colpi non furono solo i manifestanti, ma anche i passanti e soldati stessi, vittime in buona parte del fuoco “amico”.

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A culmine, quando il governo Minghetti cadde, le note ufficiali di stampa e ministeri stigmatizzarono come egoisti e violenti i Torinesi, pronti ad aggredire i soldati in difesa dei propri interessi.

Oggi, per fortuna, come ricorda anche La Stampa, la verità è diffusa, anche se si è dovuto attendere più di un secolo perché divenisse patrimonio della comunità.

E specialmente oggi, ogni Italiano ringrazi quei Torinesi che promossero e difesero con la vita il primato morale di quella città che noi tutti chiamiamo Capitale.

V.

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