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Slot Machines, la guerra del Piemonte: sgravi fiscali a chi le toglie

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Slot Machines, la guerra del Piemonte: sgravi fiscali a chi le toglie
Slot Machines, la guerra del Piemonte: sgravi fiscali a chi le toglie

Il Piemonte dichiara (finalmente) guerra alle Slot Machine. Un mercato fiorente, ma anche un costo enorme in termini di disagi sociali e di conseguente spesa sanitaria.

Cinque miliardi di euro e almeno quaranta centri, dislocati lungo il territorio sabaudo, per il supporto e il recupero dei giocatori patologici: questi i numeri di una vera e propria piaga, i cui contorni negli ultimi anni sembrano esseri quadruplicati.

Ecco perchè la Giunta regionale a Torino ha preso una decisione forte: è quasi pronto un piano che servirà a contrastare la diffusione del fenomeno.

Slot Machines, la guerra del Piemonte: sgravi fiscali a chi le toglie

Lo hanno annunciato l’assessore alla Sanità Saitta e il presidente Chiamparino: “intervenire su questuo settore, che rovina centinaia di famiglie ogni anno, è ormai un dovere morale”, hanno detto.

L’iniziativa raccoglie l’eredità della vecchia amministrazione Cota, che all’articolo 7 dell’ultima finanziaria regionale ha sancito la presentazione “di un piano triennale per prevenire e ridurre il rischio dal gioco d’azzardo patologico (GAP) ed il contrasto alla dipendenza.

Ma anche per il trattamento terapeutico ed il recupero sociale dei soggetti affetti da sindrome da GAP, promuovendo la consapevolezza dei rischi correlati al gioco, ancorché lecito, per salvaguardare le fasce più deboli e maggiormente vulnerabili della popolazione, nonché la cultura del gioco misurato”.

Slot Machines, la guerra del Piemonte: sgravi fiscali a chi le toglie

Il piano “sarà pronto entro l’anno”, assicura l’assessore Saitta. “Stiamo cercando – spiega a Redattore Sociale – di coinvolgere tutti gli attori regionali impegnati nella lotta al gioco: parliamo quindi di Comuni e scuole, con le quali stiamo studiando una serie di attività volte alla prevenzione; ma anche di banche e istituiti di credito.

E soprattutto lavoreremo a stretto contatto con le associazioni, che parteciperanno attivamente alla stesura del progetto”

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In pratica cosa potrebbe accadere: da subito una riduzione dell’aliquota Irap per i commercianti che provvederanno volontariamente alla completa dismissione degli apparecchi da gioco; nonché un rincaro, nella stessa misura, per quanti vorranno invece conservarle.

Il problema delle slot è il classico “cane che si morde la coda”: se da un lato portano nelle casse statali 90 miliardi di euro l’anno, dall’altro, oltre all’aspetto morale e di degrado che le stesse slot spesso incentivano e comunque sfruttano senza pietà, c’è quello della spesa.

“Nel solo Piemonte – ricorda Saitta – ogni dipartimento per le dipendenze ha dovuto dotarsi di programmi di recupero per giocatori patologici, con oltre 200 operatori impegnati a fronte di oltre 1200 utenti in trattamento in tutta la regione.

Se pensiamo che mediamente un paziente in carico ai SerD costa oltre 2mila euro l’anno, una stima che non tiene conto di eventuali costi aggiuntivi per ricoveri in strutture residenziali specialistiche, e che in un anno i nuovi utenti sono stati quasi 600, ci rendiamo conto di quanto sia urgente intervenire per impedire il più possibile il diffondersi del fenomeno”.

Non solo sgravi, comunque: la regione ha annunciato lo stanziamento di due milioni di euro da destinare a una serie di campagne di sensibilizzazione sul tema; che andranno ad aggiungersi a un’analoga iniziativa che nello scorso anno scolastico ha già raggiunto oltre 8mila studenti delle scuole medie e superiori.

L’età media dei giocatori è infatti di 47 anni, ma il dato allarmante è che, secondo una recente indagine in Piemonte il 40 per cento dei giovani tra i 14 e i 19 anni ha ammesso di aver provato almeno una volta l’esperienza del gioco.

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Andrea Besenzoni (Fonte: Redattore Sociale)

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