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Quando Torino (purtroppo) brucia

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Quando Torino Brucia
Quando Torino Brucia

Chi ha assistito a un incendio sa che, anche se non ci sono esseri umani coinvolti (e spesso è difficile), le fiamme sembrano fare urlare di dolore le strutture che se ne vanno, esattamente come è accaduto spesso a Torino

Il dramma arriva quando poi gli esseri umani coinvolti ci sono, eccome.

Ma andiamo per ordine, ripercorrendo alcune delle tappe che vedono la nostra città alle prese con le fiamme.

Poco dopo la mezzanotte del 8 febbraio 1936, esattamente alle ore 00.49, al centralino telefonico della Caserma dei Pompieri a Porta Palazzo, giunge una chiamata per un incendio al Teatro Regio di Torino

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Un rogo divampato pochi minuti prima, ma subito parso, ai vigili arrivati sul luogo, inarrestabile.

Risultato: il regio sparirà e verrà ricostruito, ma per fortuna, grazia anche agli stessi Pompieri, nessuno perderà la vita (è alle cronache il salvataggio del custode, che viveva in un appartamento vicino: «Così il salvataggio fu compiuto, in modo rapido e coraggioso. I pompieri si sono comportati fedeli alle loro tradizioni, superbamente. Con coraggio inimitabile si son lanciati sui tetti pericolanti, hanno sfidato le fiamme entro cui trascorrevano per portare più oltre i torrenti d’acqua rovesciati dagli idranti, hanno dato, in una parola, una magnifica dimostrazione di perizia, di valore, di sprezzo della vita».)

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Andando avanti negli anni, ancora un luogo di spettacolo, ma questa volta con esiti catastrofici in termini di vite umane. 

E’ il 13 febbraio 1983: in un cinema di via Cibrario, lo Statuto, alle 18 inizia la proiezione del film “La Capra”, con Gerard Depardieu.

In sala sono presenti un centinaio di persone: un’improvvisa fiammata (i sopravvissuti parleranno di aver udito un tonfo sordo, simile all’accensione di una stufa), causata da un corto circuito, incendia una tenda che separa il corridoio di accesso di destra dalla platea; cadendo, la stessa appicca il fuoco alle poltrone delle ultime file, tagliando in questo modo un’importante via di fuga che, comunque, alcuni riusciranno lo stesso a guadagnare. 

Parte un fuggi fuggi generale verso le uscite di sicurezza: tutte chiuse tranne una. Una situazione logistica pazzesca, una serie di errori nei soccorsi, e il risultato è un dramma senza precedenti a Torino: 64 morti, intrappolati o nel migliore dei casi soffocati.

Ci spostiamo avanti negli anni: è la notte tra venerdì 11 e sabato 12 aprile 1997, poco prima di mezzanotte: un furioso incendio si sviluppa nella Cappella della Sindone posta tra la Cattedrale torinese e Palazzo Reale.

Le fiamme devastano la cappella barocca seicentesca progettata da Guarino Guarini e si estendono successivamente al torrione nord-ovest del palazzo distruggendo alcune decine di quadri preziosi. Solo alle luci dell’alba i vigili del fuoco riescono a spegnere il rogo.

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La Cappella contiene la reliquia forse più cara a miliardi di cristiani nel mondo: la Sacra Sindone, il Lino sui cui secondo i cattolici è stato avvolto Gesù: il telo sopravvive, in parte grazie al fatto che, per consentire i lavori di restauro della Cappella, era stata provvisoriamente trasferita (unitamente alla teca che la custodiva) al centro del coro della Cattedrale, in parte grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco: se l’incendio fosse continuato sarebbero stati guai seri.

Altra epoca, altro dramma: la notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007, poco dopo l’una di notte, sulla linea 5 dell’acciaieria Thyssenkrupp di Torino, sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco.

Subito i colleghi chiamano i vigili del fuoco, ma non c’è nulla da fare: dopo un quarto d’ora arrivano le ambulanze, ma alle 4 muore Antonio Schiavone.

Per gli altri una lenta agonia: nel giro di un mese o poco meno, tutti e sei i superstiti se ne andranno: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.

Sopravvive solo Antonio Boccuzzi: dipendente Thyssen da 13 anni, è un sindacalista della UILM, il suo ruolo sarà centrale nella denuncia delle colpe dell’azienda e dopo la vicenda diventerà parlamentare.

Il resto è storia dei giorni nostri: l’incendio al castello di Moncalieri, il 5 aprile 2008, il più recente al Museo di Scienze Naturali, lo scorso anno, e adesso la Cavallerizza.

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Andrea Besenzoni

 

 

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