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29 Agosto 1706: Pietro Micca si sacrificava per salvare Torino

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29 Agosto 1706: Pietro Micca si sacrificava per salvare Torino
29 Agosto 1706: Pietro Micca si sacrificava per salvare Torino

“Alzati che sei lungo più di una giornata senza pane”.

Queste furono le ultime parole di Pietro Micca, per il suo commilitone, prima che la mina all’entrata della galleria dove era di guardia, brillasse.

Ma facciamo un passo indietro. Chi era Pietro Micca?

Di per se non ci sono molte informazione a riguardo. Si sa per certo che era figlio di un muratore, tale Giacomo Micca nato a Sagliano in provincia di Biella, stessa città che diede i natali al nostro eroe sabaudo il 6 marzo del 1677, e che svolse vari mestieri tra i quali muratore, minatore e scalpellino.

Si conoscono inoltre i nomi della sua controparte e di suo figlio, rispettivamente Maria Caterina Bonino, e Giacomo Antonio, cui però non si hanno avuto più notizie.

Vien quindi normale chiedersi il perché sia finito tra le gallerie della cittadella, visti i suoi trascorsi lavorativi.

Ebbene, era luglio del 1703 quando a seguito della sconfitta nella piana di Benedetto Po da parte dell’esercito francese, capitanato dal duca di Vendôme, Vittorio Amedeo II dovette mettere assieme un esercito per riabilitarsi e quindi dichiarare guerra ai francesi ed agli spagnoli.

Ed ecco che, assieme ad altri 20mila uomini, entra in gioco il nostro Pietro Micca, elemento chiave con ad altri 50 minatori, per quella che, nel 1706, sarà una battaglia sotterranea.

Nel giro di 2 anni, dal 1703 al 1705, l’esercito francese non incontra ostacoli e poco alla volta riesce a conquistare ogni territorio sabaudo fino alle porte di Torino; fondamentale per il controllo del nord Italia fino all’Adige, ove dalla parte opposta vi è Eugenio di Savoia con le sue truppe.

Ma c’è un problema, le vittorie sono costate numerose vite francesi,così l’esercito di Vauban nel mese di ottobre si ritira con l’intenzione di ripartire all’attacco l’anno successivo.

E così fu.

29 agosto 1706 Pietro Micca si sacrificava per salvare Torino

29 agosto 1706 Pietro Micca si sacrificava per salvare Torino

Nel maggio del 1706, questa volta sotto la direzione del generale di La Feuillade, l’esercito francese partì alla volta della cittadella andando contro tutte le indicazioni di Vauban, che con la sua esperienza aveva previsto la possibilità di una battaglia di contromina da parte dei piemontesi.

Se fossimo stati presenti, ed avessimo avuto un orologio al polso durante l’assedio francese, le lancette avrebbero segnato la mezzanotte tra il 29 ed il 30 agosto.

Un manipolo di uomini, dopo aver abbattuto le sentinelle di guardia alle gallerie sotterranee, cercò di farsi largo verso una delle porte che conducevano al cuore sotterraneo della cittadella.

Qui si imbatterono proprio in Pietro Micca che come dicevamo poc’anzi era di guardia.

Non si hanno fonti certe su quelli che furono i momenti da quando i due soldati sabaudi sentirono l’avanzata dei francesi a quando uno dei due, e sappiamo chi, perì.

Ma andiamo avanti. I francesi erano dall’altra parte della soglia ed i due commilitoni erano consci del fatto che di lì a poco sarebbe stata la fine, così con grande coraggio decisero di far esplodere 20kg di polvere da sparo nella “capitale alta” della galleria dove erano di guardia.

29 agosto 1706 Pietro Micca si sacrificava per salvare Torino

Il destino però fu loro avverso.

Si trovarono costretti a scegliere tra l’utilizzo di una miccia lunga, che avrebbe comportato il non riuscire a fermare i nemici e una miccia corta, che sì avrebbe funzionato ma con la conseguenza di non uscirne vivi.

E quest’ultima fu la scelta finale.

Dopo aver piazzato l’esplosivo, Passpartout, soprannome di Micca, con la memorabile frase “It ses pì long che na giornà sensa pan” di cui sopra, incita il compagno alla fuga e un momento dopo dà fuoco alla miccia.

Immediatamente, voltatosi, prende a correre verso il tunnel sottostante, l’unica via di fuga, ma l’esplosione, più rapida, abbatte la galleria, uccide i nemici ed al contempo lo travolge con l’onda d’urto.

E’ superfluo dire che quest’ultima conseguenza pose fine alla vita del 29enne Pietro Micca, ma è invece necessario ricordare che grazie all’eroico gesto, ad oggi, quella cittadella, non ha cambiato nome sulle carte geografiche; Torino era, Torino è.

 

Damiano Grilli

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