Home Spor-to Bravo Toro: sei ai gironi di Europa League

Bravo Toro: sei ai gironi di Europa League

4
SHARE
Bravo Toro: sei ai gironi di Europa League
Bravo Toro: sei ai gironi di Europa League

Un Toro bruttino, sprecone, ma tenace, elimina il Rnk Spalato si regala la fase a gironi dell’Europa League con tanto di musichetta annessa(assente nei preliminari) e ora può dire realmente: “Siamo tornati”.

Non è stata una bella partita, ma ci sono state tante cose da ricordare nella serata più prestigiosa della recente storia granata: innanzitutto lo stadio.

Meno persone rispetto al precedente turno contro il Bromma (e qui i cosiddetti occasionali dovrebbero spiegare come faccia a essere più stimolante una gara già scritta, rispetto a una qualificazione tutta da conquistare), ma ambiente caldo e colorato. Quando, all’apertura delle ostilità, è partito il coro “qui sont le plus fort? Les plus fort sont les rouge!” anche chi non c’era il giorno del 4-0 di Nantes, si è sentito più europeo che mai.

Il Toro parte benino contro uno Spalato che gioca raccolto, col rientrante Maksimovic in difesa e la coppia Quagliarella-Barreto in avanti. Il primo brivido, però, è croato con Padelli che, sugli sviluppi di un calcio di punizione, si trasforma in Marco Bracci (direttamente dall’ItalVolley di Velasco) e va letteralmente a murare l’offensiva ospite salvando in angolo.

Basta poco per complicarsi la vita e il Toro ricomincia, pur senza brillare, a macinare gioco e a conquistare un rigore generoso per un gamba-mani di un difensore (molto più netto quello negato all’andata per un braccio in piena area, per capirci) con El Kaddouri gelido nel trasformare.

Bravo Toro: sei ai gironi di Europa League

Ci si aspetta che inizi a grandinare dalle parti del bravo Vukovic e sembra proprio che sia così con lo scatenato Quagliarella che semina scompiglio nella metà campo avversaria, provando anche l’eurogol da centrocampo.

Poi, a poco a poco, qualcosa inizia ad arrugginirsi: i possessi difensivi iniziano a far tremare le coronarie di Maratona e dintorni, complice il pressing alto dello Split che, evidentemente, ha fatto bene i compiti a casa, e non si riesce a ripartire con incisività. A un certo punto, Glavina prova a ripetere il gol di Immobile (Ah, Ciro…) contro la Roma, ma la sfera esce di un centimetro.

Dalla voglia di gol e spettacolo, sugli spalti si passa alla necessità di chiuderla per evitare patemi nel finale, con un eventuale 1-1 che farebbe sfuggire la qualificazione. Benassi avrebbe un’ottima opportunità, ma la spreca malamente. A inizio ripresa, invece, tocca a Quagliarella mancare il raddoppio grazie a una prodezza del portiere.

Col passare dei minuti, il Toro, ancora imballato, cala e gli ospiti prendono metri tra i fischi di paura dello stadio. Senza calciare mai pericolosamente, senza creare opportunità pulite, ma facendo aleggiare lo spettro della beffa, forti di una condizione ottimale rispetto a quella granata. La difesa sbanda, più per braccino che per altro, con Maksimovic che, vistosamente a disagio dopo lo stop per infortunio, sembra cercare in tutti i modi l’errore grossolano. In mezzo a tanta sofferenza e difficoltà, col centrocampo retto dal solo Vives con El Kaddouri e Nocerino (subentrato a Benassi) eccessivamente larghi, si staglia un monumentale Darmian che, oltre a reggere l’urto in difesa, si regala parecchie sgroppate in avanti, quasi da far invidia a Cerci. Nel finale serve anche Martinez, che, rispetto a Barreto, pare avere le movenze da attaccante vero e, in mezzo a qualche errore, si rende protagonista di una bella azione personale conclusa con un mancino a fil di palo.

Pagelle Granata: una stagione quasi da sogno Giampiero Ventura

Il recupero è un’agonia: qualsiasi spazzata è accolta con un boato, una rimessa incredibilmente negata a Darmian, col solitamente pacato terzino a non darsi pace, scatena i fischi, un tackle in pressing di Martinez fa ripartire gliapplausi. Il tempo sta per scadere e quello che sembra un comodo rilancio, l’ultimo, diventa un pastrocchio che regala un corner agli ospiti. Mentre il pallone sparisce e non salta più fuori, mentre anche il portiere croato si getta all’attacco, mentre la paura diventa qualcosa da toccare, mentre c’è gente che non guarda, succede la cosa più bella dell’incontro. Un “Forza ragazzi” che viene dal profondo dell’anima e rimbomba nello stadio, quasi commovente.

Tutta la Maratona scende in area a difendere, tutto lo stadio sistema le marcature e quando sei undici contro ventimila non segni. Angolo sbrogliato, fischio finale, Toro in Europa League, quella vera.

Qualificazione meritata, viste le numerose opportunità sprecate nei 180’, ma sofferta. Ed è vero che le palpitazioni passano, ma il risultato resta, però qualcosa da registrare Ventura ce l’ha ancora. Ci sono mille attenuanti, come la coperta troppo corta in mezzo causa infortuni e intoppi burocratici (da ieri Sanchez Mino è italiano: alleluia) o una condizione da migliorare e c’è la telenovela Cerci da risolvere in un modo o nell’altro. Le parole sibilline di Cairo non tranquillizzano l’ambiente, ma mi sento di dire una frase semplicissima che mi è venuta in mente quando, tornando dallo stadio, ero dietro a un bus con l’effigie di un Toro pronto a caricare che sembrava messo lì apposta per attaccare l’EL. Alessio, vieni in Europa con noi, che ci divertiamo.

Francesco Bugnone

Commenti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here