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27 Agosto 1950 – Muore suicida Cesare Pavese: un uomo tra libri e solitudine

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27 Agosto 1950: muore Cesare Pavese: un uomo tra libri e solitudine
27 Agosto 1950: muore Cesare Pavese: un uomo tra libri e solitudine

“Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”

Era il 27 agosto del 1950 quando a seguito dell’ennesima delusione d’amore, Cesare Pavese si suicida, a Torino in una piccola  stanza dell’albergo Roma situato in piazza Carlo Felice, ingerendo una dose di barbiturici.

La frase di apertura di questo articolo furono le ultime parole che il letterato lasciò ai posteri prima del feroce gesto.

Altre 3 frasi, sempre scritte dal Pavese, vennero rinvenute su di un foglietto:

“L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia”;

“Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti”;

“Ho cercato me stesso”.

27 Agosto 1950: muore Cesare Pavese: un uomo tra libri e solitudine

Alla fine, il vizio assurdo aveva avuto la meglio.

In molti si sono chiesti il perché di questo comportamento.

Che sia stato l’atteggiamento duro e severo della madre Consolina, dopo la morte del padre Eugenio nel 1914, a renderlo introverso? Forse.

Rimane indiscusso che a fronte di tutti i risultati come scrittore, poeta e traduttore, a lui mancasse qualcosa, specialmente nella vita privata che lo faceva sentire vuoto.

Un vuoto che lui ha cercato di colmare diverse volte con le donne che segnarono la sua vita, ma che puntualmente lo rifiutarono.

Con tutta probabilità, dello scrittore nato a Santo Stefano Balbo il 9 settembre 1908, fra le Langhe di Cuneo, si poteva già predire la fine qualche settimana prima. Nel suo diario, dopo la partenza di Constance Dowling per gli USA, scrisse:

“ Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più”.

E così fece.

27 Agosto 1950: muore Cesare Pavese: un uomo tra libri e solitudine

Dell’illustre letterato ad oggi non ci rimangono che i ricordi della sua figura e dei suoi scritti che la Fondazione Cesare Pavese ogni anno divulga in nome di un’eredità umana e culturale destinata ad arricchire non solo all’Italia, bensì tutto il mondo, promuovendo inoltre studi che hanno come fulcro le terre pavesiane e le loro tradizioni.

Sempre la FCP si è posta in ambito culturale come punto di riferimento per continuare l’attività di studio dello scrittore, nelle sedi del Centro Studi Cesare Pavese.

Tra le manifestazioni che la FCP promuove, vi è il Pavese Festival, quest’anno alla XIV edizione.

La festività, cadendo durante l’anniversario della morte dello scrittore, porta come ogni anno, tra le strade di Santo Stefano Balbo una rassegna di eventi, incentrati sulla vita del Pavese e sulle sue opere. 

Inoltre sempre in nome del letterato piemontese è stato indetto il Premio Cesare Pavese che quest’anno ha raggiunto la 31/a edizione. Il concorso è nato non solo in vista dell’autore, bensì per la sua capacità di mantenersi legato alle sue terre d’origine da cui ha preso spunto per il romanzo “La luna e i falò”.

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Il bando anche se scaduto il 20 giugno è presente online nel link del Cepam (Centro Pavesiano). Per conoscere i vincitori bisognerà attendere fino a sabato 6 e domenica 7 settembre; giorni in cui avverrà la premiazione.

In questo caso il concorso nasce dall’unione di idee del Cepam con la Regione Piemonte, la Provincia di Cuneo ed il Comune di Santo Stefano Balbo con l’obiettivo di premiare gli scrittori e gli intellettuali che hanno avuto la capacità di legare il territorio, l’impegno civile e le dei giorni nostri.

Un po’ per riprendere le parole di Pavese ne La luna e i falò:

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti…”

Damiano Grilli

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