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Lo smemorato di Collegno, un giallo ancora irrisolto

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Lo smemorato di Collegno, un giallo ancora irrisolto
Lo smemorato di Collegno, un giallo ancora irrisolto

Dopo quasi novant’anni dall’apertura del caso che aveva scosso l’opinione pubblica e impegnato la giustizia italiana per decenni, emergono nuovi elementi sull’identità dello smemorato di Collegno.

Un test del DNA, effettuato dalla genetista Marina Baldi a seguito della citazione del caso in un servizio di Chi l’ha visto?,ha fornito ulteriori prove per avvicinarsi alla soluzione del mistero.

Il caso dello smemorato di Collegno e’ una storia che ha affascinato l’opinione pubblica italiana e torinese per molti decenni.

L’episodio, noto anche come il caso Bruneri-Canella, si è svolto a partire dal 1926 con lo scopo di attribuire un’identità a un uomo, per l’appunto affetto da amnesia da shock, ricoverato al manicomio di Collegno.

La storia della smemorato di Collegno ebbe inizio il giorno di Natale del 1916, nel pieno della Grande Guerra.

Il capitano Giulio Canella, impegnato in una delle tante battaglie di trincea in Macedonia, scomparve alla vista dei suoi soldati dopo un lungo combattimento che aveva causato numerose vittime tra gli italiani.

Il corpo non fu mai ritrovato, tanto che venne iscritto alla lista dei soldati scomparsi al fronte.

Lo smemorato di Collegno, un giallo ancora irrisolto
Giulio Canella al fronte durante la 1° Guerra mondiale

Ben 11 anni dopo comparve a Torino una figura piuttosto insolita, un uomo con poco meno di cinquant’anni che si aggirava per la città commettendo piccoli furti e minacciando atti di violenza su se stesso, tanto da essere rinchiuso nel Manicomio Reale di Collegno.

La sua foto, pubblicata sulla Domenica del Corriere, fece il giro della città di Torino e provincia, tanto che la signora Giulia Canella (moglie del capitano scomparso) credette di riconoscere nell’uomo la figura del marito disperso in guerra.

Ufficialmente lo sconosciuto soffriva di amnesia e solo dopo diversi incontri in manicomio con la presunta moglie diede segno di riconoscerla e di ricordare la propria vita antecedente al conflitto.

Nel 1927, date le sue condizioni, fu rimandato a Verona con la propria famiglia ritrovata.

Eppure la vicenda non si concluse in maniera così semplice.

All’inizio del mese di marzo del 1927, poco dopo il rincasare dello smemorato, una lettera anonima fu indirizzata al Regio Questore di Torino, per avvertirlo che lo sconosciuto non era il capitano Canella, bensì un anarchico ricercato dal 1922 per lesioni e truffe, Mario Bruneri.

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La sua immagine presente nel fascicolo che riguardava le sue malefatte, richiamava molto quella dello smemorato del manicomio di Collegno.

La somiglianza era tale che tutta la sua famiglia (compresa l’amante che aveva al di fuori del matrimonio) lo riconobbero una volta incontrato e ciò porto’ alla necessità di riaprire le indagini sull’identità di questo sconosciuto.

La vicenda da quel momento in avanti si fece sempre più complicata, in quanto le impronte digitali prese allo sconosciuto al momento della reclusione al manicomio corrispondevano a quelle presenti in Questura a corredo del fascicolo di Bruneri.

Lo smemorato di Collegno, un giallo ancora irrisolto

Inizio’ così una faida molto lunga tra la famiglia Canella, che voleva tutelare e difendere la memoria del congiunto che credeva essere lo smemorato, e la famiglia Bruneri, che sperava che questi fosse l’anarchico per ricondurlo alle proprie mansioni ed obblighi nei loro confronti. Sia con la prima sentenza nel 1928 che con la seconda in appello nel 1929, l’uomo fu identificato come Mario Bruneri.

Nonostante un tentativo della Corte di Cassazione nel 1930 di dare il beneficio del dubbio alla famiglia Canella, la Corte d’Appello di Firenze confermo’ ulteriormente la sentenza originaria, tanto che nel 1931 al di la di ulteriori ricorsi, il caso venne considerato chiuso.

Addirittura, ancora nel 1946, alla fine della Seconda guerra mondiale, la famiglia Canella tento’ di rendere nullo il processo precedente appellandosi alla possibilità di revocare quanto emanato dai tribunali del periodo fascista: ma il tentativo andò a vuoto.

Nel periodo in cui la Cassazione aveva però imposto ulteriori accertamenti, lo smemorato Bruneri o Canella che fosse continuo’ la propria vita con la signora Giulia Canella, da cui ebbe altri due figli e con cui si trasferì in Brasile.

Il caso divise fortemente l’opinione pubblica, tanto che si erano venute a creare “fazioni canelliane” contro “fazioni bruneriane”, dove entrambe chiedevano ulteriori prove per motivare il riconoscimento in un senso o nell’altro.

Un elemento curioso che smosse le acque della vicenda avvenne a processo concluso, grazie a due testimonianze (presunte vere) di due donne, una nobile inglese presentatasi come signora Taylor e una lattaia di Milano.

Le testimoni avevano affermato di aver conosciuto lo smemorato come un mendicante nel 1923 e che i continui “sbalzi di umore” dell’uomo le avevano portate a pensare che potesse essere due persone diverse.

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Il capitano Canella, sotto shock dopo la guerra avrebbe infatti così fornito alcune informazioni sulla sua vita privata al Bruneri, all’epoca truffatore di professione che ne avrebbe approfittato, facendosi ricoverare come malato di mente a Collegno per poi essere identificato dalla signora Canella.

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A provare tale teoria emersero negli anni ’60 alcune lettere di una corrispondenza tra Bruneri e la madre mentre questi si trovava in manicomio e le spiegava quanto stava cercando di fare. Il caso non ha trovato pace nemmeno ai giorni nostri. Nel 2009 infatti, il popolare programma Chi l’ha visto?

Propose di riesaminare le lettere del Canella dal fronte con quelle del Bruneri dal manicomio per estrarne il DNA e effettuare un ulteriore controllo. Solamente quest’anno, 88 anni dopo il ritrovamento dello smemorato, nel mese di luglio il programma Chi l’ha visto?

Ha nuovamente parlato del caso consegnando al nipote certo di Giulio Canella il risultato dell’esame del DNA.

Nonostante non sia stato dichiarato alcunché la reazione degli eredi al momento della lettura fa presagire che l’identità dello smemorato coincida di fatto con quella di Mario Bruneri.

La prova è stata effettuata comparando il dna di uno dei nipoti certi del Canella (discendente diretto del figlio avuto prima della partenza per il fronte) con quello di uno dei nipoti dei figli avuti durante la il processo di riconoscimento.

Per la famiglia forse non cambierà molto dopo tutto questo tempo, ma senz’altro il caso continua ad affascinare chiunque ne senta parlare. La storia dello smemorato di Collegno, così lunga e così famosa, rimarrà sempre un caso particolare e caro all’opinione pubblica che cercherà di saperne, ogni volta, qualcosa di più.

 

Francesca Palumbo

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