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L’ex-ospedale Psichiatrico Certosa di Collegno

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L'ex-ospedale Psichiatrico Certosa di Collegno
L'ex-ospedale Psichiatrico Certosa di Collegno

In seguito alla Legge 180, meglio conosciuta come Legge Basaglia, l’Italia intraprende quel cammino che condurrà verso la definitiva chiusura dei manicomi.

Il Piemonte non è stato da meno ed oggi sul territorio sono ancora visibili delle “insane tracce,” a volte con tentativi di recupero da parte delle amministrazioni locali e associazioni e cooperative sociali.

E’ il caso della famigerata Certosa Reale di Collegno (TO), sede fino allo scorso anno del tradizionale appuntamento estivo con il festival musicale Colonia Sonora.

Un luogo che si può dire abbia vissuto tre grandi trasformazioni.

L'ex-ospedale Psichiatrico Certosa di Collegno Torino

Una prima lo ha visto essere un monastero dei Certosini (sorto per volere della Madama Reale Cristina di Francia che aveva fatto voto solenne di erigere una certosa nei pressi di Torino dopo essersi recata in pellegrinaggio alla “Grande Chartreuse”, casa madre dell’Ordine dei Certosini).

Una seconda è stato il trasferimento del Regio Manicomio da via Giulio (Torino) a Collegno.

Nel 1851, l’allora direttore del Manicomio, il conte Lorenzo Ceppi, suggerisce di decentrare l’ospedale nei pressi di una cascina dove i malati potessero dedicarsi ai lavori agricoli, con scopi terapeutici.

Proprio l’ 8 settembre 1852 il Regio manicomio si stabilisce nei locali della Certosa di Collegno.

La convivenza forzata tra i certosini e i malati è assai difficile fin dall’inizio.

L'ex-ospedale Psichiatrico Certosa di Collegno Torino
L’ex-ospedale Psichiatrico Certosa di Collegno Torino

Per questo motivo, nel luglio del 1853 il ministro Rattazzi decide di destinare la Certosa al Manicomio.

Negli anni a seguire il numero di ricoverati continuerà a crescere a dismisura.

Raggiunge l’apice negli anni ’40 del ‘900, quando il complesso arriva ad essere composto da venti padiglioni e tanto di piccola linea ferroviaria indipendente, denominata Deacauville, che collega tra di loro i vari padiglioni.

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La terza è quella iniziata proprio nel 1978 e tuttora in corso: prima con l’abbattimento delle mura che separavano il manicomio dalla città, poi con il corteo dei lavoratori del 1 maggio 1979 viene intrapreso quel viaggio che come punto di partenza ha il superamento dell’essere luogo della segregazione e area sanitaria e come meta finale quella del divenire un Parco cittadino, spazio pubblico per tutti gli abitanti.

Ad oggi, sono stati elaborati diversi progetti, da parte della Regione Piemonte prima e dall’Amministrazione Comunale cdi Collegno poi, per portare quest’area a divenire cuore culturale della città.

Alcuni padiglioni hanno visto nuova luce: è il caso dell’ex Palazzina 7 delle ville oggi divenuta sede degli uffici comunali.

L'ex-ospedale Psichiatrico Certosa di Collegno Torino

Ma ancora tanto resta da fare e chissà se mai verrà fatto! Alcuni padiglioni, infatti, son dei veri e propri archivi-cantine dove si trova conservato di tutto e di più: sedie a rotelle, apparecchiature mediche (alcune peraltro apparentemente in buono stato), estintori, pile di faldoni di documenti di archivio  e ancorma molto altro

Addentrandosi in quei corridoi ci si trova avvolti da un’atmosfera cupa e malinconica ed è molto evidente lo stato di forte degrado in cui molte zone del complesso stanno versando.

Camminando qua e là è possibile osservare cantieri di lavori in corso e messa in sicurezza di alcuni edifici oramai pericolanti.

L'ex-ospedale Psichiatrico Certosa di Collegno Torino

Alcuni edifici sono oggi occupati da gruppi anarchici, altri ritrovi abituali di tossici e drogati (capita molto spesso di imbattersi in siringhe usate, tracce ematiche su pareti e lavandini).

In alcuni padiglioni è impossibile riuscire ad addentrarsi poichè utilizzati da non ben definite persone.

La speranza è che un bene di così alto valore architettonico  e artistico (ancora oggi è possibile ammirare il portale d’ingresso progettato dallo Juvarra)possa non perire ma che possa evolversi e continuare a vivere nel futuro.

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Pier Paolo Viale

 

In collaborazione col sito abbandonografando. Potete continuare qui la visita dell’ex ospedale psichiatrico.

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