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A Spalato il Toro dimentica il gol

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Il primo timore è sparito quasi subito. L’ambiente caldo che si pensava di trovare a Spalato, utilizzando come parametro il girone dantesco della casa dell’Hajduk, non è esistito.

Anzi, il campo dell’RNK Split è diventato un mini-Olimpico, visto che si è sentita cantare solo la Maratona itinerante, a cui va la palma di migliore in campo della serata.

Anche il secondo timore, relativamente al valore dell’ultimo ostacolo che separa il Toro dai gironi di Europa League, si è dissolto sin dalle prime battute: gli uomini di Matic non sono il Bromma, ma, al tempo stesso, si rivelano ampiamente alla portata. Volenterosi e grintosi, hanno creato qualche grattacapo pressando alto, ma, in concreto, hanno impegnato un attento Padelli soltanto da lontano e con un’opportunità a metà ripresa.

Appena i granata hanno alzato di poco i giri, i padroni di casa sono andati in difficoltà e soltanto le parate di Vukovic, mixate agli errori di mira degli uomini di Ventura, hanno evitato un ko che ci sarebbe stato tutto.

Il terzo timore ha pesato e si chiama condizione atletica.

Il Toro è apparso imballato e poco brillante anche in uomini che fin qui avevano ben impressionato come Molinaro o Nocerino, mentre El Kaddouri dopo un buon avvio è evaporato. Pur senza mai entrare in affanno e dando sempre dimostrazione di solidità, i granata non hanno avuto una manovra fluida e continua, pur finendo col creare ugualmente parecchie opportunità da rete. Sette giorni in più di preparazione nelle gambe, pdovrebbero far vedere tutt’altra squadra al ritorno.

A Spalato il Toro dimentica il gol

Il quarto timore è il peggiore, perché rimane piantato come un chiodo nella testa di tutti: la difficoltà di andare a rete della coppia Barreto-Larrondo. Già non eccezionali, nonostante i gol, contro gli svedesi, i due sudamericani, purtroppo, hanno confermato la scarsa affidabilità realizzativa che si pronosticava: l’ex barese continua a essere leggerino e poco incisivo, ma l’argentino è stato raggelante per poca precisione e, soprattutto, cattiveria nei pressi della porta (il modo molle su cui prova a gettarsi su un cross di Barreto a inizio ripresa e un colpo di testa innocuo allo scadere sono gli emblemi del suo match).

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Mentre sembra quasi certa la completa distruzione della coppia delle meraviglie dello scorso anno, con Cerci pronto a seguire il destino di Immobile, sale la paura di doversi affidare troppe volte a due giocatori che, dati alla mano, sono lontani dal raggiungere anche soltanto la metà delle reti segnate dai predecessori.

La speranza, oltre a un dietrofront di Cerci o nell’eventuale suo sostituto, è che Quagliarella si ritagli spazio sempre maggiore e che Martinez esploda, perché altrimenti ciò che ha fatto la differenza lo scorso anno, rischia di diventare seriamente l’anello debole della situazione e sarebbe una beffa, visto che la difesa è rimasta tosta e il centrocampo si è rinforzato.

Lo 0-0 fuori casa è al tempo stesso un risultato apprezzabile e balordo. Non si è perso, ma si è costretti a un ritorno che sarà partita verissima e potrebbe portare via energie anche in vista del debutto in campionato contro l’Inter che ha passeggiato in Islanda. Però i gironi sono lì, alla portata, in una serata che è già la più importante del 2014 e ha l’obiettivo di continuare a regalare un sogno a un popolo intero che non vede l’ora di continuare a girare l’Europa a far vedere quanto sia bello e rumoroso. Il conto alla rovescia in vista di giovedì è già cominciato.

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