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Toro, che bella serata!

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Toro, che bella serata! (Ph: Marco Musella)
Toro, che bella serata! (Ph: Marco Musella)
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La serata in cui l’Olimpico di Torino ha riabbracciato l’Europa con un sonante 4-0 al Brommapojkarna può definirsi con un aggettivo tanto banale quanto perfetto: bella. “Bella” innanzitutto per tutto quello che c’è stato intorno al terreno di gioco: tanta gente. In piena estate, con la qualificazione in tasca, nonostante un prezzo non particolarmente allettante, superare ampiamente quota 22000 non era scontato, ma la fame europea della gente granata era troppa.

Toro, che bella serata!

E così ci si è ritrovati in mezzo a una macchia del colore più bello a riabbracciarsi e ritrovarsi, finendo col respirare pulito e lasciando fuori dai tornelli il mondo con le sue preoccupazioni sputate fuori a getto continuo, almeno per un paio d’ore, provando un brivido per il logo dell’Europa League con tanto granata attorno: niente da dire, gli dona.

“Bella” anche per quello che si è visto in campo, non tanto per il risultato mai in discussione contro una compagine realmente modesta, ma per la voglia di fare bene messa in mostra.

Una voglia che, in alcuni elementi, è sfociata in qualcosa che potrebbe definirsi volgarmente “tigna”, buttata in campo soprattutto dai più esperti della compagnia: Molinaro che non molla di un centimetro e ara la fascia per 90’, Nocerino che si produce in continui recuperi per poi catapultarsi in avanti, Quagliarella che, caricato dalla Maratona, si arrabbia per un’occasione sprecata anche a risultato acquisito.

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Toro, che bella serata!

Piacciono anche la voglia di gol di Martinez (che dopo una traversa timbrata con uno stacco perentorio e una rete annullata perché era già stato assegnato il penalty del 3-0, alla fine ce l’ha fatta) e l’eleganza concreta di Benassi. Insomma, se Cerci rimarrà si rischia di essere al livello, se non un pochino più forti, dello scorso anno, nonostante la cessione di un totem come Immobile.

“Bella” per l’applauso a Darmian, eroe silenzioso ed emblema di questo Toro umile e lavoratore, ma anche brillante e propositivo. Il boato al momento delle formazioni e l’ovazione dopo il 2-0 siglato col terzino, al termine di una splendida azione corale e con l’ausilio di una deviazione, pur non clamorosa come in occasione dell’1-0 granata, sono una “doppietta” che non può rimanere nel cuore.

Stesso discorso per Quagliarella, accolto come un re e sospinto sul dischetto per il rigore del tris quasi a furor di popolo.

Qualche nota stonata rimane. Per esempio, a dispetto di qualche triangolazione azzeccata e di discreti movimenti, la coppia Larrondo-Barreto non convince: un paio di grosse opportunità sbagliate a testa dimostrano nuovamente come non siano dei cecchini e, in uno sport dove vince chi segna di più, non è particolare da considerare a cuor leggero.

Però, al momento, rimane un fastidioso bruscolino nell’occhio che si può togliere in fretta, meglio ancora se le due punte lo polverizzeranno coi fatti. Un bruscolino che, comunque, non rovina una serata che, pur cercando altri mille aggettivi, continuo e continuerò a voler chiamare semplicemente “bella”.

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Francesco Bugnone



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