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Manoscritti di Vivaldi: a Torino il suo tesoro

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Manoscritti di Vivaldi: a Torino il suo tesoro
Manoscritti di Vivaldi: a Torino il suo tesoro
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Sono più di 450 i manoscritti di Vivaldi conservati alla biblioteca di Torino

La biblioteca musicale personale di Antonio Vivaldi, che rappresenta non meno del 92% degli spartiti autografi del compositore oggi conosciuti, è conservata nella Biblioteca Nazionale della città di Torino.

27 volumi, 450 manoscritti: numeri di rilievo.

Secondo quanto riporta il sito del’istituto per i beni musicali in Piemonte, sappiamo da fonti sicure, che nel 1745 ventisette volumi della musica del prete rosso si trovavano a Venezia nella biblioteca di un senatore veneziano, il conte Jacopo Soranzo.

È probabile che li abbia acquistati dal fratello del compositore, Francesco Vivaldi.

Quest’ultimo era un barbiere e parruccaio veneziano, che li avrebbe ereditati dopo la morte di Antonio, nel 1741.”

Questi volumi poi passarono dalle mani del conte Soranzo a quelle del conte Giacomo Durazzo, che li tenne nel suo palazzo sul Canal Grande fino alla sua morte.

Suo nipote Girolamo, ultimo doge di Venezia, li trasferì a Genova dove rimasero per circa un secolo nella villa di famiglia.

Nel 1893, i volumi furono divisi in parti uguali e lasciati in eredità ai fratelli, Marcello e Flavio Durazzo.

Marcello legò la sua parte al Collegio Salesiano di San Carlo, vicino a Casale Monferrato.

Manoscritti di Vivaldi: a Torino il suo tesoro
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Nel 1926, il direttore del Collegio, desiderando intraprendere dei lavori di rinnovamento dell’edificio, decise di vendere i volumi.

Prese quindi contatto con la Biblioteca Nazionale di Torino per una perizia. Luigi Torri, il direttore della biblioteca, sollecitò immediatamente il parere di Alberto Gentili, docente di storia della musica all’Università di Torino.

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Si resero conto entrambi dell’immenso valore della raccolta ma né la biblioteca, né la la città avevano i fondi sufficienti per acquistarla.

Gentili si rivolse pertanto a Roberto Foà, amico e agiato uomo d’affari, che comprò i volumi di Vivaldi nel 1927, in memoria del figlio defunto, per poi donarli alla biblioteca.

Si trattava tuttavia della metà dell’intero lascito vdei manoscritti di Vivaldi

L’altra metà era rimasta a Genova e fu solo dopo lunghe negoziazioni che nel 1930 gli ultimi eredi della nobile famiglia accettarono di venderla.

La raccolta fu dunque completata, questa volta grazie al denaro dell’imprenditore Filippo Giordano.

Ed è proprio così, per una concatenazione di eventi fortuiti, che la biblioteca dei manoscritti di Antonio Vivaldi ha trovato degna dimora in seno alla Biblioteca Nazionale di Torino, ove è meglio conosciuta come “fondo Foà – Giordano”.

I ventisette volumi constano di almeno 450 lavori che vanno dagli spartiti di singole arie alle partiture integrali di opere liriche.

Notevolissima è la quantità di musica strumentale: 296 concerti per uno o più strumenti, archi e basso continuo (comprendenti 110 concerti per violino e 39 concerti per fagotto), cantate, mottetti e quattordici opere liriche integrali.

Manoscritti di Vivaldi: a Torino il suo tesoro
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Ed è nel 1992 che l’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte, grazie al musicologo Alberto Basso, intraprende la catalogazione degli archivi musicali del Piemonte.

Le attività dell’Istituto saranno ampliate successivamente.

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Alla fine degli anni ’90, Albero Basso concepì lo straordinario progetto di registrare tutta la musica contenuta nei manoscritti, costituendo così una collezione discografica degli autografi vivaldiani.

Insomma un vero e proprio tesoro, proprio nel centro di Torino.

 

Redazione Mole24

 



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