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Museo del Cinema a Roma? La polemica è servita.

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Museo del Cinema a Roma? La polemica è servita.
Museo del Cinema a Roma? La polemica è servita.

Un po’ di sana e italica polemica ogni tanto ci vuole. E cosi, si cede facilmente.

In una fredda e instabile estate nel Belpaese, quando ormai siamo tutti – o quasi – pronti per le meritate vacanze, di solito si accendono le discussioni.

Siamo ormai abituati al fatto che alcune idee, notizie e annunci in particolare, vengano lanciati proprio alla vigilia delle vacanze, quando ormai il popolo tende a essere stanco delle notizie e si dedica alla settimana enigmistica.

Ma è proprio di questo freddo inizio luglio la notizia che il Ministro Franceschini – che a dirla tutta è da ricordare uno dei più coraggiosi titolari della scrivania del Collegio Romano – ha probabilmente fatto il passo più grande della gamba.

Pur ringraziandolo per l’Art Bonus – annunciato più volte, ma mai messo su carta – e per prolungamento dell’orario dei musei statali, nuove e diversificate gratuità e speriamo molte altre future iniziative, è scivolato anche lui su una banalissima polemica estiva: oggetto del contendere è la nascita probabile di un museo del cinema a Roma.

Museo del Cinema a Roma? La polemica è servita.

Uso le lettere minuscole, perché con un po’ di sano orgoglio torinese e la necessità sabauda di sottolineare primati e orgogliosamente dire ciò che ci distingue dal resto del mondo, rimane solo quello di Torino il vero museo dedicato alla settima arte

. Ma a parte questo, il pensiero vola ad altro – cosi come sottolineato anche dal direttore del museo torinese, Nespolo – passa a una considerazione più d’insieme, che purtroppo porta a una serie di interrogativi senza risposta. O ai quali ognuno di noi, può provare a rispondere.

L’Italia ha un altissimo numero di musei che arrancano mangiati dalla mancanza di visitatori, dai costi eccessivi di gestione e l’assoluta solitudine a cui vengono lasciati da parte dello Stato. Con sprechi enormi, dove in un mare magnum di fondazioni, istituzioni e cooperative ormai è difficile orientarsi su ciò che rimane di totalmente pubblico.

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Considerando che i musei che funzionano meglio, non sono quelli statali, ma davvero l’idea di istituire una nuova istituzione museale sul cinema, a Roma, è necessaria quando tutti gli altri “non arrivano a fine mese”?

Possibile che alcune esperienze fallimentari, in primis il Maxxi di Roma, non abbiano insegnato nulla?

Forse ha ragione Nespolo quando sottolinea come il ministro “dovrebbe chiudere i musei che non funzionano, invece di aprirne di nuovi”?

Lasciamo tante domande aperte, a ognuno di noi l’ardua sentenza.

La polemica sotto l’ombrellone male non fa. E parlare dei problemi dei musei italiani male non fa a nessuno, soprattutto se poi oltre a parlare si agisce anche.

Magari iniziando a visitarli.

 

Giulia Copersito

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