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Torino: UrBees e le api cittadine

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Torino: UrBees e le api cittadine
Torino: UrBees e le api cittadine

Quando non ci saranno più api sulla Terra, all’uomo resteranno quattro anni di vita”.

Famosa frase, e stimolo, cui nasce il progetto UrBees, idea di Antonio Barletta, che porta le api dalla campagna alla città, per assurdo, per proteggerle dall’inquinamento e salvaguardarle; come è già stato fatto in poche altre città al mondo quali Londra, Parigi, Honk Kong, New York e Tokyo e regalando a Torino l’ennesimo primato italiano.

Torino: UrBees e le api cittadine

Il progetto UrBees

L’idea di Andrea Barletta è molto semplice. Basta mettere a disposizione uno o due metri quadrati di balcone e poi affidarsi ai ragazzi di UrBees che provvederanno ad installare e mettere in sicurezza l’arnia ed a gestire quest’ultima sotto nostra approvazione.

Vien da se che quindi non c’è bisogno di diventare apicoltori, però se qualcuno volesse intraprendere questa attività, la società organizza corsi e workshop e li pubblica direttamente sulla pagina Facebook del gruppo (qui).

Ma a cosa punta il progetto oltre alla riproduzione sicura delle api?

UrBees intende rilanciare in un contesto urbano un’attività di fondamentale importanza sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista della produzione “alternativa”.

Tramite installazioni in diversi punti della città poi UrBees realizza un esperimento volto al mantenimento della biodiversità e nello stesso tempo capace di offrire una vasta gamma di mieli. Infine, nelle nostre intenzioni future c’è la funzione ludico-didattica. Le scolaresche potrebbero visitare l’apiario vicino alla loro scuola, osservarle e appassionarsi per la natura e l’ambiente”.

Sorge spontanea però chiedersi se davvero le città siano più adatte all’allevamento delle api, e se la produzione di miele sia priva dei metalli pesanti; cui Torino spetta il primato.

: “Il miele urbano – spiega BArletta-  è buono come quello prodotto in campagna ma si tira dietro un mucchio di scetticismo. Abbiamo analizzato il miele prodotto a Torino l’estate scorsa, misurando la presenza di piombo, nichel, cromo e benzene, cosa che non fanno i produttori tradizionali perché nessuno glielo chiede.

Bene, nel nostro miele, questi metalli pesanti erano presenti solo in minime tracce, completamente irrilevanti dal punto di vista della commestibilità e della salute umana”.

 

Torino: UrBees e le api cittadine

Api a rischio

Anche se può essere incredibile, in campagna le api davvero muoiono con una frequenza maggiore di quanto succeda in città. Il perché è legato strettamente ai pesticidi ed agli erbicidi con cui i contadini alimentano le piante.

Questi veleni decimando e contaminando i fiori, meta delle api, riducono la quantità di nettare e polline provocando la morte delle stesse.

Inoltre la differenza tra campagna e città, ad oggi è netta e si può tradurre in una parola: monocoltura.

La monocoltura è alla base della difficoltà delle api a sopravvivere all’ambiente campagnolo per via delle brevi fioriture e della mancanza di biodiversità.

All’opposto, in città sono innumerevoli i luoghi ove i piccoli insetti possono trovare piante e fiori diversi: balconi, giardini pubblici, aiuole; creando una “fornitura costante” di nettare.

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Api 2.0

Da quanto affermato si può notare l’utilità delle api non solo per quanto riguarda la produzione di miele e la fioritura delle piante, bensì come catalizzatore di informazioni per le condizioni dell’ambiente circostante.

Ciò le rende dei bioindicatori naturali che garantiscono con la loro presenza sia la biodiversità che la botanica spontanea in città e le possibili mappature di vegetazione urbana.

Insomma, in una società capitalista, un piccolo esempio di collettività “operosa”.

 

Damiano Grilli

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