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Tute blu addio, la fabbrica è fashion

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Tute blu addio, la fabbrica è fashion
Tute blu addio, la fabbrica è fashion

Ricordate le tute blu, il simbolo di decenni di lavoro, ma anche di lotte operaie?

Le tute blu, quelle che, per ideologia ma anche per posizione sociale si sono contrapposte ai colletti bianchi: adesso non esistono più, e si portano via decenni di ricordi e di storie di interi quartieri, nati al fianco della Grande Mamma FIat.

La Fiat di Marchionne si globalizza non solo a livello economico (ne abbiamo parlato approfonditamente), ma anche ain senso cromatico e visivo.

E così proprio il manager che ha sdoganato il maglione al posto del doppiopetto per le riunioni ad alto livello, fa cambiare vestiti anche gli operai.

Tute blu addio, la fabbrica è fashion

Non più le “svilenti” e monocromatiche tute, ma divise bianche, o bianco.grigie, o ancora polo grigie.

L’obiettivo è non soltanto dare il segnale di un cambiamento a livello di condizioni di lavoro, ma anche “svecchiare” la linea, e renderla in un certo senso un posto meno cupo dove trascorrere ore di vita.

In realtà le tute non si sono “sbiancate” oggi, ma il cambiamento risale a un paio d’anni fa, quando a Pomigliano venne presentata la nuova Panda fra due ali di operai di bianco vestiti.

Da allora la galassia Fiat ha visto un progressivo abbandono delle vecchie tute, in nome di vestiti nuovi.

Un segnale di novità, che trova ulteriore conferma nella lettera che lo stesso Marchionne ha indirizzato pochi giorni fa ai dipendenti Fiat, nella quale non si risparmia una stoccata agli scioperanti di Grugliasco, sponda Maserati:

Come sapete, abbiamo compiuto degli sforzi straordinari per fare in modo che l’Italia, nonostante le precarie condizioni economiche generali e quelle del mercato dell’auto in particolare, rientrasse in questo grande disegno. Abbiamo fatto tutto il possibile per mantenere aperti i nostri stabilimenti italiani e salvaguardare i posti di lavoro. Abbiamo anche intrapreso una strategia coraggiosa, puntando sui marchi premium, per permettere alle nostre fabbriche italiane di avere un ruolo cruciale in questo mosaico, diventando un polo di eccellenza per le esportazioni.  

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Lo abbiamo fatto al di là di una logica di mercato, come atto di responsabilità verso tutti voi e verso il nostro Paese, considerando soprattutto che la disoccupazione ha raggiunto picchi mai visti prima. Lo abbiamo fatto come atto di coraggio contro il declino e come gesto di fiducia nel futuro, nella convinzione che potesse generare, nel medio e lungo termine, effetti positivi a largo raggio sul tessuto industriale e sociale dell’Italia. 

 Se però vogliamo che il sistema mantenga il proprio equilibrio è necessario capire che la partita non si gioca più nell’area ristretta della provincia, ma in un campo mondiale. Gli episodi recenti, dovuti al comportamento di un’esigua minoranza, che hanno causato perdite produttive in un momento così delicato, non possono essere presi con leggerezza. 

 Parlo direttamente a chi si è reso responsabile di questi episodi. Vi chiedo di riflettere sulla gravità delle conseguenze. Non sottovalutate l’effetto che le vostre azioni possono provocare”

Mica tanto leggere, le parole dell’Ad Fiat. Ma di certo moderne.

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A.Bes.

 

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