Passion Lives Here: 19 giugno 1999

Passion Lives Here: 19 giugno 1999

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Forse il 19 giugno 1999, data in cui si cominciavano a sentre nell’aria le parole Passion Lives Here,eravate a scuola, impegnati negli scritti della maturità o chissà dove a fare chissà cosa.

O magari al mare, partiti per Ibiza, Mykonos o Diano Marina per godervi le meritate vacanze e spendere le poche lire rimaste nel portafoglio e, intanto a Torino si parlava di passione. Qualcuno molto probabilmente era ancora al lavoro, sommerso dalle pratiche dei colleghi in ferie, qualcuno cercava ancora di scoprire i mandanti dell’omicidio a Massimo D’Antona, altri (pochissimi in realtà all’epoca) avevano appena scoperto un sito che avrebbe avuto un futuro breve, ma radioso: Napster, ed intanto a Torino qualcuno già diceva Passion Lives Here.

Passion Lives Here: 19 giugno 1999
Passion Lives Here: 19 giugno 1999

 

Evelina Christillin, invece, il 19 giugno di quindici anni fa era a Seul, in Corea del Sud. Fremeva e come lei sudavano freddo per l’impazienza anche il sindaco di Torino Valentino Castellani e il presidente del Coni Mario Pescante.

In realtà in pochi riponevano in quella candidatura la stessa fiducia di queste tre persone, talmente pochi che la Rai decise di non trasmettere nemmeno la proclamazione del verdetto.

Tanto Torino era spacciata, il Cio avrebbe scelto sicuramente Sion. D’altronde la cittadina svizzera era già stata bocciata due volte, nel ’75 e nel ’95, quindi questa volta sarebbe toccato a loro quasi sicuramente.

Passion Lives Here: 19 giugno 1999
Passion Lives Here: 19 giugno 1999

 

Quasi.

Perché a sorpresa tra i delegati del Comitato Olimpico in 53 scelsero il capoluogo piemontese, solo 36 l’avversaria. Il 19 giugno del 1999 Torino è diventata ufficialmente città olimpica, sede dei Giochi invernali con la doppia x, i ventesimi. In quel momento è nata la magia che nei successivi sette anni ha trasformato la città e anche i suoi abitanti.

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Perché se è vero che in pochi se l’aspettavano, è altrettanto vero che i torinesi, da bravi bogia nen, non si dimostrarono da subito entusiasti per l’opportunità.

Troppi lavori da fare, troppi disagi per la metropolitana, troppi cantieri per le strade, la pacifica e rassicurante atmosfera da salotto buono improvvisamente diventata fermento ed attività.

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Torino 2006 fu un’Olimpiade grandiosa: il braciere più alto della storia a cinque cerchi con i suoi 57 metri, il record di comitati olimpici partecipanti, 80 (primato poi superato da Vancouver, 82 e Sochi, 88), una cerimonia di apertura rimasta indelebile nella memoria e invidiata da tutto il mondo. E poi Enrico Fabris, Giorgio Di Centa e Armin Zöggeler (qui il video della sua storica vittoria).

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Soprattutto, quei sedici giorni (10-26 febbraio), con l’altrettanto emozionante coda delle Paralimpiadi (10-19 marzo), significarono l’ingresso del mondo a Torino.

Passion lives here urlavano centinaia di striscioni appesi ovunque e per tutti coloro che respirarono anche brevemente l’aria del Villaggio Olimpico, delle piste del Sestriere, la baraonda dell’Isozaki o i colori multietnici di piazza Castello, era l’unica verità che contava.

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Torino 2006 non è stata un’Olimpiade perfetta e, a distanza di tempo, paghiamo ancora qualche spreco di troppo e alcune miopie gestionali tutte italiane, ma se anche voi, torinesi o canadesi, nati in Barriera di Milano o a Sidney, bianchi, gialli o neri, in un febbraio di otto anni fa vi siete innamorati della Mole e di piazza San Carlo, ecco allora che il ricordo va a quel 19 giugno del 1999.

Sala gremita, un uomo in giacca e cravatta da un palco legge il nome di una città, una signora bionda salta in piedi, qualcuno si stringe la mano: nel 2006 Torino diventerà la porta di tutti i sogni.

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M. Parella

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