Home Cronaca di Torino La doppia faccia di Torino spera in un futuro migliore

La doppia faccia di Torino spera in un futuro migliore

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Il Piemonte, e Torino in particolare, è uno studente che “è tanto bravo, ma non si applica”.

È questo ciò che emerge dal quindicesimo rapporto “Giorgio Rota” sullo stato socio-economico in cui versa la nostra città, una fotografia lunga un anno, il 2013, nella quale si vede con chiarezza una dicotomia sempre più marcata: semplicisticamente parlando, chi stava già bene, ora sta ancora meglio, mentre chi si trovava in difficoltà, negli ultimi 12 mesi ha solamente rincarato la dose di problemi quotidiani.

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Il documento si intitola speranzosamente “Semi di fiducia” e spiega che, nonostante l’aggravarsi di alcune situazioni, a Torino sono sbocciate anche alcune iniziative assolutamente di successo.

È il caso delle numerose start up, degli incubatori di idee, dei livelli di eccellenza che Politecnico e Università hanno raggiunto a livello internazionale o ancora, l’export in crescita, la Fiat con un ruolo da protagonista nel mondo e la ripresa di alcuni settori commerciali.

L’altro lato della medaglia, però, parla di zone della città sempre più abbandonate a se stesse come Regio Parco, San Salvario, Vallette, Mirafiori Nord, Aurora, Falchera Nord, Barriera di Milano e Lucento, mentre i quartieri “in” della Torino bene continuano a migliorare il tenore di vita dei residenti (Cavoretto, Madonna del Pilone, San Donato, Parella, Pozzo Strada).

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Le discordanze non finiscono qui.

Stupisce vedere una città che punta sul trasporto ferroviario metropolitano e poi gli investimenti sul tessuto urbano li fa tutti lontano dalle stazioni.

Sorprende che in un’area come quella sabauda che del manifatturiero ha fatto la sua forza per secoli, i giovani disoccupati siano praticamente uno su due, con una media (il 46,4%) che non si discosta di molto da quelle di regioni storicamente meno propositive come Napoli o Palermo (rispettivamente al 56,3 e al 53 per cento), ma è invece lontana anni luce dall'”odiata” vicina Milano (33,5%).

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Fa sperare in un futuro migliore, invece, il dato relativo all’istruzione e alla formazione: Il Piemonte è la regione che investe la più alta quota del Pil in ricerca, anche se, al momento, non è ancora abbastanza per competere con i mercati stranieri dell’est o del Nord Europa.  L

a crisi del 2008 sembra comunque superata, molte attività stanno tornando ai livelli dei primi anni duemila e le opportunità nel medio termine non mancano. Il miraggio del ritorno economico derivante dall’Expo può trasformarsi in realtà a due condizioni: che si riesca a creare un governo di scala incentrato sul territorio (e l’istituzione delle Città metropolitane al posto delle Province potrebbe essere un primo passo) e che il terzo Piano strategico in arrivo per la seconda metà del 2014 riesca davvero a trasformare Torino in quella “città delle opportunità” che si prefigge come obiettivo.

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La crisi sono due cavalli che galoppano in direzioni opposte e noi siamo il poveretto legato nel mezzo: quando (e se) il corpo si straccerà in due tronconi, non ci sarà chi sta bene e chi sta male. Resterà solo una società dilaniata.



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