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La rete tranviaria di Torino: un primato a rischio

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Torino sulle rotaie: dall’evoluzione all’involuzione
Torino sulle rotaie: dall’evoluzione all’involuzione

La città di Torino, all’avanguardia sotto molti punti di vista, smart, attenta all’ambiente e giovane, ultimamente sta perdendo un primato conquistato nel corso del XX secolo: l’utilizzo del la rete tranviaria.

Le origini dei tram a Torino si ritrovano nel lontano 1906, quando la Società Elettricità Alta Italia fondò l’Azienda Tramvie Municipali e la rete tranviaria relativa

Il servizio, progressivamente più ricco ed esteso alle aree limitrofe a Torino, fu garantito persino tra le due guerre mondiali e negli anni ’50 le principali vie del centro e della periferia godevano di un trasporto tranviario ottimale.

Il primo cambiamento avvenne negli anni ’60 quando, con lo sviluppo urbanistico sfrenato del boom economico e l’ascesa delle ditte di motorizzazione privata, alcuni tram cominciarono a essere mandati in pensione, in favore di mezzi a motore più pratici e utili a collegare la cintura di Torino alla città.

Tra il 1931 e il 1980, una parentesi interessante fu quella dedicata ai filobus, una particolare via di mezzo tra l’autobus tradizionale e il tram elettrico che ancora sussiste in alcune città come Genova.

A metà degli anni ’70, a causa dell’obsolescenza degli impianti e dei danni riportati dopo la guerra le linee di filobus si trasformarono in autobus.

A partire dagli anni ’80, con il progetto “Rete 82”, i tram a Torino hanno iniziato ad assumere la fisionomia che oggi conosciamo e a diminuire in favore di spazi asfaltati liberi da rotaie per parcheggiare il sempre crescente numero di automobili di quegli anni.

Attualmente sono solamente 10 le linee a Torino (compresa la Sassi-Superga) che si muovono su rotaie e tra queste sono comprese quelle dei servizi speciali del 9 e del 3 barrato che portano allo stadio della Juventus durante le partite in casa.

Nel non lontano 2015 i tram in servizio a Torino erano così composti:

– 82 vetture tipo 2.800 (alias i vecchi e sferraglianti tram arancioni proveniente dagli anni ’30 di prima e seconda generazione);

– 53 tipo 5.000 (le vetture grigie, bianche, gialle e blu che sono attualmente destinate al 9 e che per anni hanno servito la linea del 10 festivo oggi autobus);

– 54 vetture tipo 6.000 tra monodirezionali e bidirezionali destinate perlopiù alla linea 4 e assai poco diffuse;

– 22 vetture tipo 7.000, ossia il “caro vecchio 3” grigio e giallo squadrato e in servizio dagli anni ’80. Nel 2013 quest’ultima vettura è stata dismessa e sostituita con altre tipo 5.000 alternate con autobus e tipo 2.800 a seconda della disponibilità.

Oltre alle normali linee in servizio, nell’ultimo decennio sono stati impiegati anche altri tram storici (diverse versioni della 2.800) come ristoranti ambulanti per il centro e come attrattiva turistica.

Innegabile che, dal 2011, alcuni 2.800 verdi che avrebbero dovuto fare solamente da attrazione turistica per Italia 150 vengano utilizzati per alcune linee del centro abitualmente.

Ma come mai nella nostra città i tram anziché essere modernizzati vengono dismessi lentamente? Come mai nessuno parla di costruirne di nuovi?

Nonostante tutti i problemi generati dal mantenimento di una rete molto fitta di binari e fili dell’alta tensione nei nostri cieli, i tram rimangono un mezzo di trasporto sicuro, collaudato ed ecologico.

Risentono meno dei problemi legati al traffico grazie alla loro corsia preferenziale e in tutta Italia le piccole e grandi città si stanno attivando per creare delle efficienti reti tranviarie.

A quanto pare però, gli autobus sono più economici dei tram e svolgono una funzione maggiormente “pratica” dal punto di vista del trasporto poiché possono permettersi di passare in qualunque strada asfaltata accorciando i percorsi.

 

Eppure i costi di gestione di una rete tranviaria, sia a livello economico che ecologico, sono più sostenibili. C’è chi sostiene che i tram siano superati e che le grandi metropoli nel mondo li abbiano dismessi in favore di autobus e fiorenti linee metropolitane.

Ma noi siamo a Torino, dove la metropolitana, per quanto piacevole e funzionale, viene ancora soprannominata dai torinesi (e non solo) “la metro delle bambole” per il suo percorso ridotto.

Senza contare che il passaggio agli autobus richiede necessariamente degli interventi di rimozione binari e dei cambi di percorso laddove tali binari siano ancora montati e rialzati da terra (come nel caso della linea 3).

I cittadini più affezionati sperano e confidano nell’acquisto di nuove vetture per migliorare il servizio tranviario esistente, ma la direzione presa negli ultimi anni sembra invece quella che va a dismettere questi giganti della storia dei trasporti.

 

Francesca Palumbo

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