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Alla Fondazione 107 tra cieli e televisori

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Alla Fondazione 107 tra cieli e televisori
Alla Fondazione 107 tra cieli e televisori

Prima l’età industriale e successivamente, e soprattutto, quella postmoderna, in cui oggi ci troviamo a vivere, hanno ribaltato radicalmente quelle che erano delle concezioni e dei valori ancestrali, millenari, portando la società a muoversi ed a relazionarsi sul campo pesante e pericoloso della finzione: è forse questo il termine che meglio contraddistingue l’epoca nella quale viviamo.

Alla Fondazione 107 tra cieli e televisori

Le menti più brillanti, dalla metà del secolo scorso ad oggi, hanno disquisito e continuano a farlo sui concetti di immagine, nuovi media, comunicazione, citazione, falsità, finzione. In buona sostanza e semplificando al massimo, noi viviamo la nostra quotidianità in uno spazio finto, costruito, artificiale, cosicché le nostre stesse emozioni, i nostri stessi valori rischiano di diventare artificiali.

Alla Fondazione 107 tra cieli e televisori

Per strada, quando camminiamo, siamo distratti dai nostri smartphone, dalla mail, da facebook, da twitter, a spalle basse, nel migliore dei casi, tiriamo dritti guardando avanti, circondati e coccolati dai cartelloni pubblicitari: non guardiamo più il cielo, o almeno non più di dieci/quindici secondi, giusto per capire se sta per mettersi a piovere e se è il caso di portare l’ombrello.

Non ammiriamo più la nuvola dalla forma strana che passa veloce: non ne abbiamo più il tempo e la voglia. Non aspiriamo più a quel cielo, anticamera per millenni di un mondo migliore, patria degli dei, perché siamo troppo assuefatti al nostro.

In compenso guardiamo molta televisione (portatrice anch’essa di valori costruiti).

Alla Fondazione 107 tra cieli e televisori

È da queste premesse che sono nate le due mostre alla Fondazione 107, visitabili sino al 20 luglio, Cieli e Schermi delle mie brame, ed anche dalla consapevolezza che l’artista è, dato di fatto, l’occhio critico della società.

Dunque troviamo, nella grande sala centrale, artisti che si liberano metaforicamente dei gravami della società odierna e alzano lo sguardo verso il cielo, questo mistero, per riscoprirne la bellezza e restituirla alle nostre menti ottenebrate.

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È così che siamo costretti ad alzare lo sguardo anche noi per ammirare i cieli di Antonio Carena (delicato omaggio ad un artista da poco scomparso), che sul “lato B” (il retro della tela) ci mostrano la loro versione notturna.

La fotografia di Talgat ci presenta invece un cielo sottosopra, che osserviamo come se avessimo la testa capovolta e nel quale il protagonista, moderno atlante, regge sulle spalle il peso del mondo. Le fotografie di Gioberto Noro mostrano, invece, un cielo minaccioso e livido che si apre, come una finestra, sulla storia dell’arte. Un’altra sala è dedicata all’installazione di aurora Meccanica, che richiede l’interazione col pubblico (non anticipo nulla… da provare).

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Le altre sale sono dedicate a Schermi delle mie brame: la mostra presenta una raccolta di opere che una coppia di collezionisti torinesi ha riunito nel corso di un’appassionata ricerca, sulla recente iconografia del televisore nelle arti visive, retaggio in special modo del ruolo egemonico assunto dall’immaginario televisivo nella società odierna. Sono presenti opere di artisti italiani e stranieri, alcuni di primissimo piano, che si cimentano con il mondo del tubo catodico: dalle tele emulsionate di Schifano a Nam June Paik, alla pattuglia dei medialisti anni Ottanta, alle opere più recenti di ConiglioViola (interessante il video che rivisita il brano Romantici di Viola Valentino). Il televisore è visto talvolta con ironia (il Televisore ad un pollice di Claudio Destito), talvolta come oggetto di compagnia (Poppy in her living room di Laura McCafferty), talvolta come memoria di eventi storici (Funerale di Diana di Ennio Bertrand), altre volte ancora come totem casalingo. Rimane comunque costante, negli artisti rappresentati, la volontà di mostrare la funzione contemporanea di tale oggetto quale spirito oracolante e modellizzante dell’identità singola e collettiva.

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È così che il pubblico, infine, si trova di fronte a una scelta: guardare al mondo naturale e all’ “alto dei cieli” oppure, al contrario, adeguarsi ed assuefarsi al mondo artificiale del televisore.

Cieli

Schermi delle mie brame

8 maggio – 20 luglio 2014

Fondazione 107

Via Sansovino 234 Torino

Emanuele Bussolino

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