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Il Toro riacciuffa l’Europa League

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Il Toro riacciuffa l’Europa League

Dopo un’attesa estenuante, il Coni si è pronunciato sul ricorso del Parma per la mancata concessione della licenza Uefa.

Dopo ore quasi kafkiane (inspiegabili rumors davano il ricorso accolto neanche mezzora dopo l’inizio del dibattimento, la decisione è slittata dalla sera al mattino, per poi giungere a ridosso dell’ora del tè), il terzo grado di giudizio ha respinto le richieste degli emiliani (qui il testo della sentenza: )ritenendo inammissibile il discorso della buona fede sui mancati pagamenti Irpef, visto che non si parla di sanzione, ma di meccanismo automatico di esclusione da parte dell’Uefa.

In quel preciso istante, il rigore di Cerci si è trasformato in un semplice incidente del destino, la rete di Kurtic (come scherzosamente vaticinato nelle pagelle granata di inizio settimana) diventa quella della qualificazione a insaputa sua e nostra, in parole povere, il Toro si è ritrovato con tutte e quattro le zampe (ricorso al Tas di Losanna permettendo, ma non dovrebbero esserci più ribaltamenti) saldamente in Europa League.

Pagelle Granata: una stagione quasi da sogn

 

Ovvio che sarebbe stato infinitamente più esaltante conquistarla al “Franchi”, risparmiando ai seimila di Firenze e a chi stava davanti al televisore col Toro addosso, una nottata da incubo combattendo ancora una volta con un destino che non ha perso occasione di farsi odiare. Però, e qui la sentenza parla chiaro al di là della febbre da social che fa commentare e straparlare solo perché si hanno le dita funzionanti sulla tastiera, purtroppo la regola c’è e il Toro si è ritrovato la qualificazione in mano. Qualificazione accolta dalla società nell’unica maniera possibile: sobria soddisfazione e un pensiero a chi l’ha persa. Già, chi l’ha persa.

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Ricordiamo tutti cosa abbiamo provato la maledetta estate 2005, col beffardo fallimento: la promozione sparita, un parco giocatori finalmente di prospettiva azzerato, la storia del Torino Calcio in fumo

. Per questo la solidarietà, vera e non di facciata, va ai tifosi del Parma, che pagano per una mancanza societaria rispetto a una regola del Manuale Licenze Uefa. Fatte queste doverose premesse, non nego che, ieri sera, quando sono andato su Wikipedia a vedere i nomi delle partecipanti all’Europa League e ho letto “Torino”, un brivido lunghissimo c’è stato, gli occhi si sono riempiti di lacrime che sono riuscito a ricacciare indietro in extremis e il cuore era più caldo del solito.

Torino vs Parma - Campionato Serie A 2013/2014

 

Vent’anni dopo la capocciata di Tony Adams a Highbury, ventidue dopo Madrid e Amsterdam, dodici dopo il dannato Intertoto, l’Europa si tinge nuovamente di granata. In un minuto Castel di Sangro, Cittadella, Portogruaro scompaiono come la luce a Padova.

Abbiamo sempre saputo che saremmo tornati, ora lo siamo per davvero. Ed è proprio per questo che a Cairo e Petrachi spetta un compito gravoso: allestire una squadra con intelligenza e misura, ma in grado di rispettare l’impegno su più fronti, per non fare figure barbine ai preliminari, per continuare a far sognare un popolo, per legittimare un passaporto il cui ultimo timbro è arrivato lontano dal terreno di gioco per il mancato rispetto di una regola del diretto avversario. Impegno non facile, soprattutto nel giorno in cui l’addio di Immobile diventa semiufficiale, ma la sfida si può vincere.

Non so se torneremo ad Amsterdam o, come nelle più sfrenate fantasie, arriveremo a Varsavia, ma l’Europa ora è realtà.

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L’obiettivo è farla diventare splendida consuetudine.

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