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GTT sciopera e la polemica diventa social

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GTT sciopera e la polemica diventa social
GTT sciopera e la polemica diventa social

Per oggi venerdì 30 maggio la Gtt (Gruppo Torinese Trasporti) ha indetto uno sciopero generale di 24 ore, in cui saranno garantite le consuete fasce protette mattutina e pomeridiana.

Quello che accadrà venerdì non è più nemmeno da considerarsi una notizia, bensì l’ennesima puntata di un evento di cui i cittadini torinesi sono vittime almeno una volta al mese.

La Gtt infatti, negli ultimi anni ha incrementato esponenzialmente il numero di giornate dedicate agli scioperi, aumentando il disappunto tra i fruitori del servizio che, va ricordato, hanno anche visto un aumento sostanzioso dei prezzi sia sui biglietti che sugli abbonamenti, negli ultimi cinque anni.

Prima di provare a comprendere quali siano le ragioni che hanno condotto questi lavoratori ad esercitare così frequentemente il loro diritto allo sciopero, è interessante osservare come i passeggeri si siano progressivamente mobilitati per reagire a questa situazione attraverso uno dei più potenti canali di socializzazione odierni: facebook.

Nel marzo di quest’anno è nata una pagina che in pochi mesi ha raccolto 1.074 “Mi piace”.

La GTT sciopera e la polemica diventa social

Il nome, piuttosto emblematico, è: “Tutti quelli che si sono rotti le palle degli scioperi dei pullman Gtt”; l’obbiettivo dichiarato dagli stessi fondatori è quello di fornire agli utenti insoddisfatti una piattaforma su cui sfogare le proprie ragioni di abbonati paganti che rimangono a piedi spesso, nonché di fare da contraltare alla pagina facebook ufficiale del gruppo di trasporti postando notizie e avvenimenti poco lusinghieri per la Gtt.

Al di là dei commenti più o meno eccessivi di pendolari al limite della sopportazione e lavoratori costretti a prendere giornate di ferie perché non in possesso di un’alternativa di trasporto, nella pagina si possono trovare anche riflessioni più pacate ma comunque seccate.

Le ragioni addotte dal Gruppo Torinese Trasporti sono sempre le stesse: gli scioperi servono per protestare contro la privatizzazione.

Nel dicembre del 2013 il sindaco Piero Fassino aveva dato un forte segnale di voler cedere il 49% della società pubblica Gtt a privati. La decisione era stata poi rimandata a data da destinarsi grazie agli scioperi e alle proteste dei lavoratori che vedevano e vedono tutt’ora in questa manovra una progressiva diminuzione della propria sicurezza sul lavoro e dei propri diritti da contratto.

Il prossimo sciopero, quello del 30 maggio è stato proclamato dall’USB (Unione Sindacale di Base) cui la Gtt è iscritta.

Alla base c’è la protesta contro il degrado progressivo del comparto dei trasporti italiani, dovuto a uno scarso controllo da parte delle istituzioni preposte e allo sviluppo del business della privatizzazione, un fenomeno che ha cannibalizzato progressivamente numerose aziende pubbliche.

Eppure la gente non ce la fa più. Quello che emerge dalla pagina di facebook di cui sopra, ma anche da quello che si sente ogni giorno per le strade e sui mezzi pubblici, è che il tentativo di difendere a oltranza alcuni diritti di questi lavoratori, sta ledendo in maniera palese quelli dei passeggeri paganti.

Non vuole essere questa la sede per discutere sulla validità del diritto allo sciopero, ma la Torino che si esprime sul web, quella dei passeggeri ormai da troppo tempo appiedati, sta dando un forte segnale d’intolleranza nei confronti dei lavoratori Gtt.

La GTT sciopera e la polemica diventa social

La polemica cresce inoltre sempre di più alimentata dal fatto che i suddetti scioperi si svolgono perennemente di venerdì, di lunedì o comunque vicino a un ponte lungo (es. 2 giugno). Non mancano le risposte puntuali per via ufficiale e non degli autisti, che si difendono brandendo sempre il baluardo dei diritti, ma la domanda è: che valore ha la libertà di alcuni se lede quella degli altri?

Gli autisti vengono definiti come fortunati, lavoratori pagati e assistiti a 360° (oggi condizione piuttosto rara in Italia), che non rispettano la loro condizione e vogliono ottenere sempre di più senza tenere conto delle esigenze degli altri.

A poco valgono le dichiarazioni che talvolta la Gtt rilascia in difesa delle proprie decisioni o quelle degli utenti-autisti che rispondono per le rime alle lamentele, ormai le persone sono esasperate e in qualunque articolo, post o avviso della Gtt sul web gli insulti nei commenti si sprecano.

 Come può uscirne il trasporto pubblico di Torino?

A questa domanda per ora non c’è risposta. Ognuno ha le proprie ragioni e le difende con gli strumenti che ha a disposizione. Tuttavia è bene i lavoratori Gtt si rendano conto che portare i clienti all’esasperazione non è la strada migliore per avere altre persone dalla loro parte.

Lo sciopero è un diritto, ma un servizio per cui si è pagati rimane un dovere.

 

Francesca Palumbo

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