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Lettera di (quasi) addio a Ciro Immobile

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Lettera di (quasi) addio a Ciro Immobile
Lettera di (quasi) addio a Ciro Immobile

Caro Ciro,

sapevo che questo momento sarebbe arrivato. E lo sapevo ben prima che, alla vigilia della partita più importante dell’anno, gli emissari del Borussia arrivassero a trattare con la Juventus, destabilizzandoti non poco (hai fatto gol perché ce l’hai nel sangue e segnare per te è come per me respirare, ma eri nervoso e ti sei fatto espellere in maniera evitabile).

Lo sapevo quando, dopo un inizio incerto, hai cominciato a buttar dentro ogni pallone che ti capitava a tiro e più segnavi, più correvi a sacrificarti e a giocare a tutto campo, diventando la versione 2014 di Ciccio Graziani.

Ogni centro era un pensiero, un pensiero a quell’accordo tra due società nell’ambito dell’affare Ogbonna che se, dapprincipio, sembrava rendere il farti vestire il granata anche in futuro una pura formalità, col passare dei mesi diventava sempre più fosco, ricco di “se” e “ma”, col termine “buste” che iniziava a prendere sinistramente forma.

Ero sicuro che non saresti tornato alla Juventus, perché c’è un limite a tutto (anche se il modo in cui abbiamo perso la qualificazione all’Europa League farebbe pensare di no) ma che, in un modo o nell’altro, avresti vestito altre maglie.

Lo sapevo anche quando hai detto che in Europa ti vedevi con la maglia del Toro, perché l’hai detto di pancia.

Il fanciullino che in me avrebbe voluto crederti, ma 35 anni servono anche a tenere i piedi per terra quando è difficile. Sembrava la scena di certi film americani: la più carina della scuola che passava una bella giornata con un ragazzo sensibile, ma meno appariscente del capitano della squadra di football, gli faceva palesare un futuro insieme, ma poi il bellimbusto tornava e amici come prima.

Sapevo tutto questo e non ti biasimo.

Lettera di (quasi) addio a Ciro Immobile

Però. Però due cose te le contesto: la prima è la tempistica.

Solo Colantuono negli spogliatoi del “Rigamonti”, col cadavere ancora caldo di un Toro sconfitto nella finale dei playoff, fece peggio. Le nostre lacrime sono ancora calde, perché settantadue ore sono pochissime per metabolizzare un sogno inseguito mesi e perso sul più bello. Si sa che alle domande dei giornalisti bisogna rispondere in qualche modo, ma potevi dribblare in qualche modo, temporeggiare ancora un istante.

Non hai detto, quando ti han chiesto delle possibili difficoltà col tedesco una volta giunto a Dortmund, che i napoletani sanno trovare il modo per farsi capire ovunque?

La seconda è che manca una parolina magica, di sei lettere: “grazie”.

A chi? Ai tifosi. Quelli un po’ strani, che in una città dove i dirimpettai vincono scudetti a ripetizione e provano a instaurare un pensiero unico, resistono ancora a dispetto di tutto.

Quelli che hanno dimenticato quasi subito il tuo passato (e non è roba da poco, visto che urlano “sei solo un gobbo di m…” anche a chi ha giocato in bianconero dodici minuti nelle giovanili) e ti hanno coccolato, un po’ diversi da quelli che a Genova ti hanno trattato in maniera meno carina.

Quelli con cui, in campo, c’è stata simbiosi: tu e la Maratona, in certi momenti, sembravate risucchiarvi a vicenda. Quelli che ti hanno voluto bene e che hanno urlato per ogni tua prodezza che ti ha portato al titolo di capocannoniere.

Costava poco, magari la dirai più avanti, onestamente me l’aspettavo.

Lettera di (quasi) addio a Ciro Immobile
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Grazie te lo dico io, però.

Perché hai dato tutto in campo e fuori, perché ci hai conquistato a suon di gol e magliette sudate, perché è stato bello vedere i bambini indossare la casacca col tuo nome.

Sarà un po’ difficile spiegargli che te ne andrai, non colgono ancora la portata del calcio moderno in cui anche le squadre più importanti d’Italia devono lottare come mai prima per non cedere i pezzi grossi. Sarà difficile anche per me, che conosco bene questo discorso, ma che l’altro giorno riguardavo le reti più belle della stagione e avevo i lacrimoni, soprattutto per quando ci hai fatto urlare di gioia contro il Sassuolo, con noi completamente fradici, ma che abbiamo accompagnato col cuore la tua sgroppata vincente e abbiamo urlato felici come se ci fosse il sole.

Altro che la razionalità dei 35 anni di cui parlavo prima. Se sarà Dortmund, ti auguro di non far rimpiangere Lewandovski.

Ti auguro, in caso di incrocio con la Juventus, di dimostrare che sbagliavano a non credere in te.

E se, un giorno, incontrassi noi in Europa (perché noi in Europa ci torneremo), beh, emozionati e tirala alta come contro il Napoli.

In bocca al lupo.

 

Francesco Bugnone

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