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L’arte, quella che fa la differenza, in mostra a Palazzo Barolo

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L’arte, quella che fa la differenza, in mostra a Palazzo Barolo
L’arte, quella che fa la differenza, in mostra a Palazzo Barolo

Dal 14 maggio all’8 giugno a Palazzo Barolo, una delle più belle residenze patrizie della nostra città, già proprietà dei marchesi Falletti di Barolo (queste mura ospitarono per un lungo periodo Silvio Pellico) ed oggi sede dell’Opera Barolo, si respira aria di arte relazionale, grazie alla seconda edizione di L’arte di fare la differenza.

In mostra nelle sale del Palazzo le opere realizzate a quattro mani da tre coppie di artisti formate da un giovane under 35 ed un outsider che hanno preso parte al progetto.

Quest’ultimo, come si evince dal sito internet ad esso dedicato, intende sostenere e promuovere la creatività giovanile, proponendosi come importante occasione formativa per artisti emergenti e come opportunità per (ri)mettere in discussione la diversità di cui ognuno è portatore.

Il progetto si sviluppa come un laboratorio interdisciplinare di mediazione interculturale ed educazione all’arte (cosa che, aggiungo, in questi tempi ci fa bene come il pane): e cosa c’è di meglio, per coinvolgere in maniera attiva i protagonisti di tale sperimentazione in questo gioco di scambi e di relazioni, di tale arricchimento continuo dato dalle differenti visioni ed approcci all’arte contemporanea, che non mettere costoro in dialogo con il patrimonio del Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino?

L’arte, quella che fa la differenza, in mostra a Palazzo Barolo
L’arte, quella che fa la differenza, in mostra a Palazzo Barolo

Le opere esposte, infatti, sono solamente la fase conclusiva di un lungo processo che ha portato gli artisti coinvolti a relazionarsi, ad interrogarsi, a studiare, a giocare, a valorizzare ed in un certo senso a far rivivere, attraverso le proprie realizzazioni, un patrimonio poco conosciuto ma ricco di stimoli, dalle collezioni antropologiche ed etnografiche, alla collezione di Art Brut, alla documentazione d’archivio e fotografica.

Si è trattato anche e soprattutto di un processo di indagine dell’ “altro” e del dialogo che con l’ “altro” si può instaurare su un territorio comune di lavoro e di incontro, quello appunto della collezione.

Ed ecco che Ernesto Leveque e Maya Quattropani si confrontano, in La città narrante, con la schedatura della collezione etnografica europea del Museo, attualizzandola e portandola nel contesto quotidiano attraverso le fotografie in bianco e nero di Quattropani e gli acquerelli con didascalie di Leveque, che si incontrano in un’opera organica dalla quale, grazie ad un personale tentativo di catalogazione del mondo, traspare una personale e soggettiva visione dello stesso.

L’arte, quella che fa la differenza, in mostra a Palazzo Barolo
L’arte, quella che fa la differenza, in mostra a Palazzo Barolo

Interrogative mood di Laura Biella e Lia Cecchin, invece, consiste in una raffica di domande con le quali lo spettatore trova a confrontarsi entrando nella sala a questa coppia dedicata.

Disposti come sovrapporte, dove di solito ammiriamo qualche bel paesaggio settecentesco, questi poster interrogano lo spettatore con domande dirette su tematiche sensibili, che potrebbero, forse, cercare risposta negli oggetti della collezione del Museo, esposte in una teca al centro della stanza, che hanno ispirato le due artiste: lo strumento da tatuatore in legno e le cifre di Antonio Marro, vergate a colori da uno dei suoi pazienti, Francesco Busso.

Sul concetto di scrittura, presente in numerose opere conservate nel Museo, si concentra il lavoro di Corina Elena Cohal e Gaetano Carusotto. Suggestiva l’unione di parole ed immagini: su due lunghi rotoli sviluppati in orizzontale, posti uno di fronte all’altro, si sviluppano da una parte il racconto della vita di Carusotto, scritta di suo pugno attraverso un arcobaleno di colori, dall’altra i disegni a carboncino, anch’essi autobiografici, eseguiti dalla Cohal.

Davvero un progetto stimolante, curato da Anna Maria Pecci in collaborazione con l’Associazione Arteco, che ci permette di ragionare sul significato e sul compito, a maggior ragione in questa epoca storica,

dell’arte e del fare arte: continuare a porci domande e, attraverso queste, cercare di entrare in dialogo, di stimolare e di farsi stimolare da chi è “altro” da noi.

 

L’arte, quella che fa la differenza, in mostra a Palazzo Barolo
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L’arte di fare la differenza

14 maggio – 8 giugno 2014

Palazzo Barolo

Via delle Orfane 7 Torino

Emanuele Bussolino

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