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Peccato Toro, ma tutto è ancora nelle tue mani!

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Peccato Toro, ma tutto è ancora nelle tue mani!
Peccato Toro, ma tutto è ancora nelle tue mani!

Sarebbe stato troppo bello e sembrava tutto incastrato ad hoc perché lo fosse: al termine di una settimana delirante in cui a dietrologie e complotti veri o presunti per favorire il Milan, si è agganciata l’oscura trattativa per il trasferimento Immobile al Borussia Dortmund, prima il Verona, rimontato in casa dall’Udinese, poi la Lazio si sono tolte dalla lotta già di sabato, quindi gli stessi rossoneri hanno confermato la loro stagione ai limiti dell’oscenità facendosi superare in rimonta dall’Atalanta a tempo scaduto.

Al boato con cui l’Olimpico, già quasi pieno, ha accolto la rete di Brienza, è seguito un rapido calcolo: battere il Parma uguale Europa League matematica.

Sarebbe stato troppo bello e, nonostante la posta in palio altissima, il Toro sembrava in grado di portarla a casa già nel primo tempo, con l’ennesima realizzazione di Immobile a punire una dormita difensiva dei gialloblù, facendo andare in delirio la Maratona.

I granata giocano con testa e grinta, Cerci è ovunque, ma gli uomini di Donadoni sono tosti e rimangono aggrappati al match.

Sarebbe stato troppo bello, soprattutto perché, a riposo in vantaggio, il sogno era a portata di mano, con la voglia di far festa davanti a uno stadio zeppo di granata e, soprattutto, la doppia consapevolezza di poter ripartire in contropiede col Parma costretto a scoprirsi per pareggiare e di poter sfruttare l’arma in più del Toro venturiano di quest’anno, ovvero gli ottimi avvii di seconda frazione.

Peccato Toro, ma  tutto è ancora nelle tue mani!

E qui, invece, i granata sono mancati, col Parma, quadratissimo, a guadagnare campo e a far paura. Nonostante ciò, il vero match point arriva quando Immobile, lanciato a rete, viene steso da Lucarelli e i granata si ritrovano con l’uomo in più a poco più di 20’ dal termine.

In quell’esatto momento crolla tutto: Acquah si fa venti metri senza esser contrastato, Glik, insolitamente impreciso ed emozionato, lo stende in area, Padelli fa il miracolo sul rigore di Cassano, ma Biabiany gela uno stadio intero.

Con 20’ sopra di un uomo si potrebbe ancora fare, ma Immobile simula in area e Damato ristabilisce la parità numerica. A

quel punto la non contemporaneità col Milan condiziona l’incontro delle due squadre e costringe, nuovamente, a fare i calcoli. Il pareggio, inconsciamente, rischia di andar bene a un Toro che pare risentire del contraccolpo psicologico e ai ducali che avranno un impegno più agevole contro il già retrocesso Livorno all’ultima giornata.

Chissà se giocare nello stesso momento del Milan avrebbe creato lo stesso meccanismo mentale.

Fatto sta che gli ultimi 20’ si giocano col terrore di perdere, più che con la voglia di vincere e, di fatto, non finisce più nulla e i granata sprecano un’occasione d’oro per far festa, al termine di un pomeriggio quasi crudele.

Ancora una volta, il destino che molto concede a chi ha già, come sull’altra sponda del Po dove, a scudetto già acquisito, ci si prende la soddisfazione di battere un record superando a domicilio la Roma al 94’ con gol del giocatore più odiato dagli avversari, continua a fare il ritroso con chi possiede meno, ma, soprattutto quest’anno, potrebbe avere.

Peccato Toro, ma  tutto è ancora nelle tue mani!

Poi si allarga lo sguardo e si vede che il braccino che attanaglia i colori granata, domina anche società più blasonate: quello che è successo al Liverpool con un campionato buttato nella maniera più beffarda dopo anni di digiuno e ciò che sta accadendo all’Atletico Madrid, che dovrà giocarsi tutto a Barcellona, dopo un punto in due partite contro Levante e Malaga, è la versione “in grande” della partita di ieri.

Chi non vince da tanto, o vince meno, quando si ritrova al dunque rischia un po’ di più di non farcela per la paura di essere felici che viene a crearsi.

Si possono discutere parecchie cose di ieri (la mancata sostituzione di un Glik fuori fase già nella prima frazione, il possibile ingresso di Tachtsidis subito dopo il “rosso” a Lucarelli), non si deve mettere in discussione il miracolo di una squadra che ha trovato mentalità, gioco e voglia di vincere in un’annata partita con paure differenti. Soprattutto, si deve capire che si può ancora fare.

Già, perché sarebbe stato troppo bello raggiungere l’obiettivo in casa, ma potrebbe ancora essere bellissimo, perché il Toro rimane padrone del suo destino.

A Firenze, vincendo, potrà disinteressarsi totalmente degli altri risultati.

Peccato Toro, ma  tutto è ancora nelle tue mani!
Peccato Toro, ma tutto è ancora nelle tue mani!

Al di là delle apparentemente scarse motivazioni dei viola e volendo ignorare qualsiasi discorso sui “gemellaggi”, i granata hanno le carte in regola per andarsi a prendere ciò che, prestazioni alla mano, meritano più di altre contendenti, l’ottimo Parma compreso.

E la cosa più bella della partita è stata ben oltre il fischio di Damato con Ventura, Bovo e, soprattutto, Cerci a suonare la carica perché vogliono la qualificazione.

Rammarico per l’occasione persa, ma voglia di rimettersi in modo per non sprecare la seconda chance.

E questo è da Toro, fare l’impresa in Toscana senza Immobile e Bovo squalificati sarà da Toro, perché dipende solo dal Toro fare di una stagione già stupenda qualcosa da imprimere a fuoco nei cuori e nei ricordi.

 

Francesco Bugnone

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