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Fiat, primo piano industriale lontano da Torino

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Fiat, primo piano industriale lontano da Torino
Fiat, primo piano industriale lontano da Torino

Per la prima volta un piano industriale Fiat che non arriva da Torino. Ma che a Torino, e all’Italia, fa tirare un sospiro di sollievo.

Già, perchè due giorni fa, dall’altro lato dell’Oceano è stato svelato un programma da cinquanta miliardi di euro, che non prevede esuberi in Italia e anzi, soprattutto punta a produrre una quota rilevante di automobili negli stabilimenti della nostra nazione

A Melfi si produrranno circa 200 mila Jeep, tanto per fare un esempio.

Ma non solo: il piano è ambizioso, e punta a crescere non solo nella vendita di Jeep, ma anche e soprattutto al rilancio di alcuni marchi storici del gruppo.

Per esempio Alfa Romeo, che vuole arrivare al 2018 con la bellezza di 400 mila auto prodotte, contro le 75 mila attuali.

Oppure Fiat Auto, che punta al rinnovo della gamma, senza dimenticare la linea d’azione che ne ha contraddistinto gli ultimi riusciti modelli, come quelli della famiglia 500.

I mercati su cui punta il gruppo da un lato sono, ovviamente, quelli americani, ma non solo: è l’oriente, e la Cina in particolare, la fascia di mercato dalle potenzialità eccezionali su cui il gruppo intende puntare.

Insomma quello Fiat è un piano che in questo momento non guarda alla crisi europea e italiana, ma punta, da marchio globale quale ormai è, ai mercati che la crisi non la conoscono.

Di buono c’è che una crescita in Cina, per capirci, può portare del bene anche MIrafiori, se è vero che a margine della presentazione del piano Industriale è stato detto che i nostri cassintegrati non solo non saranno lasciati a casa, ma torneranno a lavorare mano a mano che i nuovi progetti verranno messi in produzione.

Soddisfazione da parte dei sindacati, meno da parte delle borse, che non premiano i conti in rosso dell’ultimo trimestre.

Ma facciamo finta che sia un dato secondario.

La Redazione di Mole24

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