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Toro, dipende sempre da te

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Toro, dipende sempre da te
Toro, dipende sempre da te
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Domenica pomeriggio, a Verona, hanno sofferto solo i tifosi.

Qualunque esterno abbia visto la partita, ha conservato l’impressione di un Toro troppo forte per un Chievo che, già in difficoltà di suo nel riattaccare la spina dopo averla staccata in seguito al successo a Livorno, ha dovuto fronteggiare tre squalifiche importanti e non è stato mai in partita.

Sì, gli incerti del mestiere ci sono sempre (i tre macroscopici errori in un paio di minuti dell’arbitro Celi nei confronti dei granata o il fatto che la palla sia rotonda e una mischia la si può sempre indovinare), ma gli uomini di Ventura non hanno mai messo in discussione il volere e il mantenere i tre punti, anche se Meggiorini e la rete rimangono corpi estranei (gli ottimisti dicono che segnerà la rete decisiva per l’Europa League, i più pessimisti temono che non timbrerà mai più il cartellino in vita sua), anche se qualche contropiede avrebbe potuto essere gestito meglio, ma il congelamento del pallone con percentuale di possesso bulgare non ha mai provocato pericoli reali.

Vincendo al “Bentegodi” clivense per la prima volta nella massima serie, il Toro non solo sfata un tabù, ma continua a essere padrone del proprio destino nella volata Europa League che ora vede rifarsi sotto il Milan, ma anche rischiare grosso l’Inter, con Lazio e Verona che si tolgono punti a vicenda e il Parma pronto all’ultima spiaggia. Si sprecano nei nostri animi preoccupati le dietrologie del caso, dove ogni episodio sembra confezionato per mandare in coppa Tizio, ma quello successivo è sicuramente studiato a tavolino per favorire Caio.

Però, in fondo al mood pessimista che contraddistingue il tifoso del Toro, c’è la consapevolezza che si possa realmente fare, al di là di tutto.

Sarà comunque difficile, ma l’impresa è lì e l’Olimpico inizia a viaggiare verso il record di presenze stagionale per uno dei match più importanti della storia recente.

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Toro, dipende sempre da te
Capitan Glik

Dopo una giornata conclusa con la commovente lettura, da parte di Glik, dei nomi degli Invincibili, dopo un 4 maggio che ha confermato quanto ci sia ancora voglia di Toro in giro, però, perché siamo così tristi? Stavolta non c’entra nulla il pessimismo cosmico su cui spesso ironizzo (e autoironizzo) qui, stavolta è successo qualcosa che spacca il cuore davvero: la morte di Francesco Giraud per un malore a Superga, poco prima della commemorazione.

Al di là della retorica, al di là delle polemiche e degli interrogativi sui soccorsi, la vicenda pietrifica nella sua “normalità”: una persona che si sente male, una persona che non c’è più, tutto in un momento. Ci si può solo stringere forte alla famiglia, che dovrà convivere con questo dolore, niente più.

 

Francesco Bugnone



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