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I Preraffaelliti: l’utopia della Bellezza in mostra a Palazzo Chiablese

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I Preraffaelliti: l’utopia della Bellezza in mostra a Palazzo Chiablese
I Preraffaelliti: l’utopia della Bellezza in mostra a Palazzo Chiablese

< Una cosa bella è una gioia per sempre>.

Endimione, John Keats

C’era una volta chi cercava la Bellezza, o meglio l’idea, l’archetipo della Bellezza.

C’è stato un luogo e un tempo in cui la Bellezza, pur rivelandosi come un’utopia, era ancora immaginabile, ed alcuni valorosi, contro tutte le regole e le imposizioni dell’epoca, hanno provato a raggiungerla rappresentandola nelle sue forme più pure ed incontaminate.

È per raggiungere tale scopo che nell’Inghilterra vittoriana un gruppo eterogeneo di artisti, teorici e visionari si costituisce nel 1948 in Confraternita: la Confraternita dei Preraffaelliti.

Tre nomi di giovanissimi (nel 1948) pittori su tutti: Dante Gabriel Rossetti (Londra, 1928 – Birchington, 1882), William Holman Hunt (Londra, 1827 – Londra, 1910) e John Everett Millais (Southampton, 1929 – Londra, 1896).

I Preraffaelliti: l’utopia della Bellezza in mostra a Palazzo Chiablese
I Preraffaelliti: l’utopia della Bellezza in mostra a Palazzo Chiablese

Questi valorosi e rivoluzionari idealisti, frustrati dalla soffocante società vittoriana e dalla stanca e monotona pittura accademica, decidono di guardare (e di rifugiarsi) alla società ed alla cultura di una lontana e fino ad allora gettata nel dimenticatoio epoca storica, che John Ruskin (scrittore e critico d’arte, nonché mecenate e mentore della Confraternita) andava in quel periodo riscoprendo: il Medioevo.

I risultati più alti delle ricerche di Rossetti, Hunt e Millais, così come di altri artisti della Confraternita o di pittori ad essa vicini, si possono ammirare presso gli spazi espositivi del Polo Reale a Palazzo Chiablese sino al 13 luglio.

La mostra Preraffaelliti. L’utopia della bellezza raccoglie settanta capolavori, appartenenti alla collezione della Tate Britain di Londra riconducibili alla Confraternita, che spaziano attraverso un arco temporale che va dalla metà dell’Ottocento agli anni a ridosso del nuovo secolo.

La mostra si articola in sette sezioni, che presentano un focus sui principali nuclei tematici sviluppati e trattati dal movimento: la Storia, la Religione, il Paesaggio, la vita moderna, la Poesia, la Bellezza, il Simbolismo.

I Preraffaelliti: l’utopia della Bellezza in mostra a Palazzo Chiablese

Nella sezione dedicata alla Storia viene presentato un tema molto importante per i Preraffaelliti: la letteratura come fonte d’ispirazione.

A Dante, ovviamente, ai drammi di Shakespeare, a storie e opere narrative medievali.

Ma anche a poeti loro contemporanei, come Tennyson e Elizabeth Barrett Browining. E qui la sindrome di Stendhal ci afferra subito, quando ci si para davanti, in tutta la sua eleganza e drammaticità, l’opera emblema della poetica preraffaellita: l’Ofelia di John Everett Millais. Qualsiasi tentativo di descrizione di un’opera come questa risulterebbe una banalizzazione della stessa: è un capolavoro da ammirare e da gustare con gli occhi e con l’anima.

La tematica religiosa, sviluppata nella seconda sezione, si ricollega a quella storica: i Preraffaelliti colgono a piene mani dai testi sacri (dalla Bibbia), ma non per veicolare messaggi con finalità morali, piuttosto come contenitori di storie letterarie e poetiche.

In questa sezione, se proprio andate di fretta, fermatevi qualche istante in più sull’Ecce Ancilla Domini!, vero capolavoro del periodo giovanile di Dante Gabriel Rossetti nonché uno dei più alti raggiungimenti di tutta la pittura inglese dell’Ottocento: un’Annunciazione fuori dagli standard, avvolta in un denso simbolismo e resa preziosa da un bianco candore che inonda la scena.

La terza sezione è dedicata alla società contemporanea, nel quale la speranza di un ritorno al passato medievale si lega a filo doppio alla critica radicale all’industria ed all’idea borghese di progresso, in favore di una società più giusta ed equa.

I Preraffaelliti: l’utopia della Bellezza in mostra a Palazzo Chiablese

I paesaggi preraffaelliti, cui è dedicata una sezione, sono da ricordare soprattutto per l’appropriazione dell’en plein air e per lo studio minuzioso della natura (ne è un chiaro esempio anche l’Ofelia di Millais): un taglio netto con l’arte paesaggistica precedente è l’abbandono della visione panoramica a favore della cura di ogni singolo elemento della composizione.

Un’altra sezione presenta una serie di acquerelli di Rossetti di altissima qualità, accompagnati dai lavori di Elizabeth Siddall, musa, amante e poi moglie del pittore che fu, tra le altre cose, modella per l’Ofelia di Millais (la Siddall venne fatta posare vestita, per ore e ore per diversi mesi, in una vasca d’acqua riscaldata solamente da lampade. Fato volle che un giorno tali lampade non funzionarono e la donna si ammalò).

Le ultime due sezioni sono dedicate alla Bellezza ed al Simbolismo.

La Bellezza presenta alcune tra le opere più note di Rossetti, come la Monna Vanna, Persefone e la splendida Beata Beatrix, composte tra gli anni Sessanta e i Settanta. Per rappresentare le prime due Rossetti ricorre alle donne di Tiziano ed apre le porte alla tematica decadente dello stretto connubio tra donna e morte, sviluppata ampliamente in ambito simbolista nelle ultime tre decadi del secolo.

Beata Beatrix è un’allegoria delicatissima sulla morte della moglie, sua personale Beatrice: alle spalle Dante e Virgilio e sullo sfondo Firenze.

L’ultima sezione chiude la mostra presentando i lasciti profondi dei Preraffaelliti al simbolismo europeo, attraverso il filtro delle opere di un altro importante protagonista della Confraternita, Edward Burne-Jones.

 

Preraffaelliti. L’utopia della bellezza

19 aprile – 13 luglio 2014

Palazzo Chiablese

Piazzetta Reale, Torino

 

Emanuele Bussolino

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