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Toro: la bellezza di sognare ancora

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Toro: la bellezza di sognare ancora
Toro: la bellezza di sognare ancora
Tempo di lettura: 3 minuti

Candreva. Un nome che ti ha perseguitato per una settimana. Quel gol beffardo all’ultimo respiro, che a caldo avevi preso bene, col passare delle ore è diventato un chiodo nel cervello: la notte hai sognato un tiro a giro di Vesovic che sarebbe valso il 4-3 all’Olimpico al 97’, nei giorni successivi l’attesa della domenica si è fatta spasmodica per cacciare il magone con tre punti.

Raramente hai sentito così distante una giornata di campionato dall’altra. Giove Pluvio.

A complicare l’attesa della domenica ci si mettono previsioni di nubifragi che portano alla mente la grandinata seguita al gol di Glik alla Reggina, due anni or sono.

Come spesso accade, il previsto nubifragio si risolverà in una pioggia come tante, anzi minore di parecchie altre viste allo stadio (vedi alla voce Sassuolo, sia all’andata che al ritorno).

L’ennesimo capitolo di una corsa mediatica alla parola a effetto, in grado di ingigantire qualsiasi cosa, tanto da non farci accorgere di quando in ballo c’è qualcosa d’importante o realmente pericoloso, come nella favola “Al lupo! Al lupo!”

L’Udinese.

Toro 2 - Udinese 0: la bellezza di sognare ancora

 

I friulani, fino alla stagione corrente, sono stati l’emblema della squadra che, pur non essendo top team, è riuscita nell’impresa (perché nel calcio moderno si tratta di impresa) di qualificarsi per le coppe europee.

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Sarebbe bello vedere questo match come un ideale passaggio di testimone, anche se i bianconeri, alla resa dei conti, stanno al coefficiente Uefa come, citando una vecchia battuta di Dario Vergassola, un diabetico sta alla Sacher Torte, anche se i bianconeri vendono sempre i pezzi pregiati per ripartire, mentre l’ambiente Toro vorrebbe chiudere in cassaforte i suoi gioielli.

Poi inizia la partita, in un Olimpico non pieno come meriterebbe una lotta per l’Europa League, ma dove chi c’è si fa sentire forte e chiaro, fra ringraziamenti a chi, oltre confine, ha ricordato Superga e cori personalizzati.

Chi l’avrebbe mai detto a settembre, ma ti godi il profumo dell’allegria.

Sono le classiche partite che il Toro, storicamente, sbaglia, ma questo Toro non ne vuole sapere e ti rassicura subito con El Kaddouri che decide di provare l’emozione della continuità e beffa sul primo palo Scuffet con un’idea geniale, regalando a un popolo intero una strada in discesa. Il resto è difesa attiva e finale di tempo in crescendo.

Toro 2 - Udinese 0: la bellezza di sognare ancora

L’inizio di ripresa è, come da copione venturiano, il meglio che il Toro possa offrire.

Tachtsidis, subentrato a Vives in cabina di regia a metà frazione, dirige la squadra con un’autorevolezza tale che se si presentasse alle europee lo voteresti, convinto dal suo programma fatto di verticalizzazioni e palloni filtranti. Immobile sa fare anche l’uomo assist,

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Cerci ha addosso un’elettricità tale che non si accontenta di lanciarsi sulla fascia, ma corre a recuperar palloni in difesa, Maksimovic si regala un anarchico slalom offensivo e inventa l’assist smarcante per Immobile che chiude a doppia mandata la gara e si piazza saldamente in vetta alla classifica marcatori a quota 21.

Mentre la gara volge al termine, Meggiorini continua a non trovare la via della rete e i ragazzi hanno ancora voglia di correre, pensi che stai assistendo a qualcosa di vicino a un miracolo, perché, durante le partite, non ti sembra che in campo alcuni giocatori vengano schierati, per necessità, fuori dal loro ruolo naturale (Darmian ancora una volta immenso),

Ma non ti sembra che a centrocampo manchi una pedina importante come Farnerud, non ti sembra che spesso si sia giocato in condizioni d’emergenza, perché il Toro te ne ha fatto dimenticare, perché il gruppo te l’ha fatto dimenticare.

Quando finisce e “Ventura tornaci in Europa” ti sembra la più bella canzone per l’estate mai ascoltata, i ragazzi vengono a prendersi l’abbraccio della Maratona e quasi ti commuovi quando spunta anche Vives,

Toro: la bellezza di sognare ancora

Dimentico della nausea che l’ha messo ko a metà primo tempo per festeggiare coi compagni.

Non sai come finirà, anche essere sesti e artefici del proprio destino (tradotto: le vinci tutte e tre e sei a posto, roba difficile, ma sempre meglio di aspettare i risultati dagli altri campi) è un buon punto d’inizio.

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Non sai se quella cosa che non osi quasi pronunciare, cambiando la frase da “lotti per” a “sei qualificato in”, arriverà, ma sei comunque grato alla squadra, perché ti dà ancora una volta la possibilità di sognare.

Sognare un traguardo che a volte è bello quasi come il traguardo stesso, come quando t’innamori e capisci che anche dall’altra parte è così e qualcosa sta per capitare e ti godi quei momenti, anche se certe volte, beffardamente, non accade.

Sognare un traguardo non è ancora come averlo, ma pensi a quanti sono i campi della vita in cui puoi ancora sognare una prospettiva, qualcosa di diverso, qualcosa di felice e, fatta la conta e scuotendo la testa, ti aggrappi al tuo cuore rigorosamente granata e capisci che anche il sogno di per sé, al giorno oggi, non è roba da poco, non è roba da tutti e continui a sognare, almeno per un’altra settimana.

 

 

Francesco Bugnone



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